La Valletta

La città maltese di La Valletta è Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1980. E’ una città barocca che, di fatto, segna il limite meridionale di questo stile, differenziabile da qualsiasi altro per l’armoniosa profusione di elementi del cosiddetto “stile maltese”. Questa magnifica città è stata, inoltre, per quasi tre secoli sede dell’antico Ordine dei Cavalieri di Malta e testimone delle vicende politiche e militari di buona parte della storia del Mediterraneo.

L’isola di Malta, a causa della sua posizione nel centro geografico del Mar Mediterraneo, ha conosciuto nel corso della sua storia la maggior parte delle culture e degli eserciti del vecchio mondo: greci, romani, fenici, cartaginesi, arabi ormeggiarono qui le loro flotte, sfruttandone l’importanza strategica come ponte naturale tre le sponde del “mare nostrum“. L’isola entrò a far parte dell’Impero di Bisanzio e, nel 1091, fu incorporata nei possedimenti del Regno di Sicilia, allora retto da Ruggero il Normanno.
Il Sovrano Militare Ordine Gerosolimitano di Malta (o anche Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme) sorse verso la metà dell’XI sec. a difesa di un ospedale creato da mercanti italiani in Terra Santa. Associato inizialmente all’ordine dei Benedettini, riuscì a svincolarsene sotto la guida di Gerardo Tom, costituendo un nuovo ordine religioso, con regole e beni propri: gli Ospedalieri di San Giovanni. Papa Pasquale II approvò definitivamente le regole della confraternita nel 1113, nominandone Gran Maestro Raymond de Puy. L’Ordine svolgeva una triplice missione: difesa della Terra Santa, cura dei pellegrini e formazione spirituale del fratelli.
Sotto la guida del Gran Maestro, l’Ordine si strutturava in tre classi, secondo il rango e le mansioni dei fratelli: i cavalieri, che disponevano di armi, i cappellani e i religiosi, dediti al servizio religioso, e i fratelli servitori, dediti al servizio dei precedenti e addestrati alla guerra.
L’abito dei cavalieri era costituito da una tunica nera sulla quale era appuntata una stella bianca a otto punte, motivo che si ripeteva sul mantello scarlatto che copriva la cotta di maglia durante il combattimento. Anche lo stendardo era di colore scarlatto, con una croce bianca su campo rosso. Geograficamente l’ordine aveva otto province a secondo della provenienza dei cavalieri: Italia, Aragona, Provenza, Francia, Alvernia, Castiglia-Leon, Inghilterra e Germania.
La caduta della Terra Santa in mano araba nel 1187 segnò l’abbandono di Gerusalemme da parte dell’Ordine degli Ospedalieri di San Giovanni, che si trasferì a San Giovanni d’Acri (oggi Acco, in Israele) e quindi a Rodi. Nel 1530 Carlo I di Spagna decise di cedere perpetuamente le isole di Malta e Gozo ai Cavalieri di San Giovanni, chiamati da allora Cavalieri di Malta.

Veduta delle fortificazioni del porto di La Valletta; sullo sfondo si stagliano la chiesa delle Carmelitane e il campanile della chiesa di San Paolo

Il primo obiettivo dell’Ordine nello stabilirsi a Malta fu quello di assicurare all’isola difese contro eventuali invasioni. Nei fatti la donazione di Carlo I era stata in buona parte interessata: il sovrano spagnolo voleva avere sull’isola un esercito autonomo e ben addestrato che fosse in grado di contrastare l’avanzata delle truppe ottomane nel Mediterraneo centrale e orientale. Il Gran Maestro Isle Adam intraprese un programma di fortificazioni consistente nella ristrutturazione di Sant’Angelo, il castello eretto dai Saraceni nell’828, e nella costruzione del forte di San Telmo sul Monte Sceberras, posto strategicamente sui porti naturali di Marsamusceit e Gran Porto.
Nel 1565 i Turchi di Solimano, dopo aver saccheggiato Gozo, posero Malta sotto assedio. Il comando della difesa venne assunto da Jean Parisot di Valette, Gran Maestro dell’Ordine e priore di Saint Gille. I Turchi riuscirono a impossessarsi di Monte Sceberras e del forte di San Telmo, spingendo i Cavalieri nei promontori di Borgo e Senglea. Completamente isolati e dimenticati dagli alleati siciliani, i Maltesi si difesero tenacemente, finendo con lo sconfiggere l’esercito ottomano. Dopo una serie di fortunate incursioni, i Cavalieri riuscirono a rompere l’assedio, cacciando i Turchi da Malta con il tardivo supporto della flotta siciliana. La battaglia navale di Lepanto (1571) allontanò per sempre la minaccia ottomana dal Mediterraneo centrale.

Albergo di Castiglia-Leon

Terminato l’assedio ottomano, l’Ordine mise a punto un nuovo schema di fortificazioni dei porti di Marsamusceit e Gran Porto. Ricostruito il forte di San Telmo, si decise di erigere sulla penisola di Sceberras una nuova città, che avrebbe portato il nome del Gran Maestro: La Valletta. La pianificazione urbanistica e il progetto di strutture di difesa furono a carico dell’architetto militare Francesco Laparelli, discepolo di Leonardo da Vinci, che con criteri austeri e razionali costruì una città allungata per 1250 metri, con una larghezza massima di 859 m. Usando pietra calcarea come materiale di base per la costruzione, il suo modo di lavorare consacrò lo “stile maltese” in architettura, severo e armonioso. Questa linea venne mantenuta fino all’arrivo dell’architetto italiano Romano Carapecchia (1706), che introdusse il barocco.
Le soluzioni urbanistiche raggiunte rispondono chiaramente alle necessità dei proprietari della città, un ordine religioso e militare. Il centro de La Valletta è la Piazza d’Armi, la più vasta del Vecchio Continente, sulla quale sorge il Palazzo del Gran Maestro, oggi sede della Presidenza della Repubblica e della Camera dei Deputati. La costruzione dell’edificio venne affidata a Gerolamo Cassar (1571-74). Una delle sue parti più importanti era l’Armeria, che nel ‘700 conservava le armi per 25 mila uomini. Purtroppo, le spoliazioni di Napoleone e degli Inglesi hanno grandemente impoverito una così ampia collezione.
La città aveva anche un ostello per ognuna delle province dell’Ordine. L’Albergo di Castiglia-Leon (1574-1744), oggi gabinetto del primo ministro, reca sulla facciata gli scudi di Spagna e Portogallo. L’Ostello di Provenza ospita oggi il Museo Nazionale di Archeologia.

Cattedrale di San Giovanni Battista

L’edificio religioso principale de La Valletta è l’antica chiesa conventuale di San Giovanni Battista, l’attuale cattedrale. La sua costruzione venne iniziata da Gerolamo Cassar nel 1573. La volta, dedicata alla vita di San Giovanni, è impreziosita da affreschi di Mattia Preti. Il pavimento della chiesa è formato dalle tombe di 400 cavalieri, le cui lapidi mostrano i loro scudi d’armi decorati con ricche policromie. Anche il Caravaggio ha lasciato il segno nella chiesa con la Decapitazione di San Giovanni Battista.
L’Ospedale dei Cavalieri venne cominciato al termine del XVI sec. e risulta uno degli edifici più emblematici dell’Ordine. Ogni sala, destinata alla cura di una malattia diversa, possiede una propria cappella e stanze diverse per cavalieri e servitori. Oggi è sede del Centro per le Conferenze sul Mediterraneo.

I Cavalieri di Malta restarono sull’isola fino al 1708, anno in cui Napoleone occupò il territorio ed espulse l’Ordine. I Cavalieri si trasferirono in Russia: dopo una breve permanenza a San Pietroburgo, l’Ordine si vide ridotto a due province, Italia e Germania. Nel 1880 gli venne concessa la chiesa di San Basilio e il priorato del Monte Aventino, a Roma, posizione che ha mantenuto fino alla promulgazione di una nuova costituzione per l’Ordine (1961) da parte della Santa Sede.
Dopo la cacciata dei Francesi da parte della popolazione locale, Malta passò sotto il dominio britannico nel 1815 in virtù di un accordo contemplato dal Congresso di Vienna. Trasformata in base della flotta militare inglese, l’isola subì ripetuti attacchi da parte degli italiani durante il secondo conflitto mondiale, ma non cadde mai in potere delle forze dell’Asse. Nel 1864 ottenne l’indipendenza, proclamandodi Repubblica dieci anni dopo.

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