Studenica, monastero

Il Monastero di Studenica, in Serbia, è Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1986. Pantheon reale dei primi sovrano serbi e principale centro di cultura serba durante il Medioevo, il monastero di Studenica è considerato uno dei capolavori architettonici del Paese. Le bellissime pitture murali che decorano la chiesa della Vergine sono un esempio insuperabile della cosiddetta “scuola di Rascia”, caratterizzata da un’originale rivisitazione di elementi bizantini e occidentali che ha esercitato la sua influenza anche sull’arte europea e sul Trecento italiano in particolare.

Le origini del monastero di Studenica sono strettamente legate a quelle della Serbia come Stato indipendente. I Serbi, popolo d’origine slava che occupò la regione del VI sec., furono sottomessi politicamente a Bisanzio tra il X e l’XI sec. In quel periodo, abbandonata progressivamente la loro primitiva organizzazione tribale, istituirono piccoli Stati governati da uno zupan, una carica che in seguito diventò ereditaria. Uno di questi Stati, quello di Rascia, sarebbe diventato l’embrione del Regno di Serbia.
Verso il 1170 il grande zupan di Rascia, Stefano Nemanjic, rese il suo Stato definitivamente indipendente dall’Impero Bizantino e, per essere ricordato come un grande sovrano al pari degli imperatori di Costantinopoli, si assicurò la fama di mecenate facendo costruire in tutta la regione diverse chiese e monasteri. Nel 1183 decise di fondare una chiesa dedicata alla Vergine, con lo scopo di trasformarla nel pantheon reale suo e dei suoi discendenti. Il luogo prescelto fu una zona boschiva di singolare bellezza sulle sponde del fiume Studenica.

Egli abdicò nel 1196 a favore del figlio minore, Stefano, e si ritirò a vivere proprio a Studenica, dove un altro dei suoi figli, Ratsko, si era fatto monaco adottando il nome di Sava, con il quale sarebbe poi stato canonizzato.
San Sava svolse un importante ruolo nella storia della Serbia: fece da mediatore tra i fratelli in lotta tra loro per la conquista del potere, ottenne dal patriarca di Nicea l’autonomia ecclesiastica per la Chiesa serba e fu l’autore della prima opera letteraria in lingua serba. Il monastero, centro spirituale e culturale del giovane Paese, dal 1199 (anno in cui vi furono sepolte le spoglie mortali di Stefano Nemanjic) divenne anche il sepolcro della famiglia reale.

Il monastero di Studenica rappresenta il capolavoro dello stile architettonico noto come “scuola di Rascia“, che si affermò dalla fine del XII sec. alla metà del XIV. La combinazione di influenze bizantine e occidentali all’origine di questo singolare stile è palese nella chiesa della Vergine, per la cui costruzione Stefano Nemanjic impiegò maestranze e scultori del litorale adriatico, mentre suo figlio Vukan chiamò dalla Grecia i migliori pittori bizantini del tempo. Il risultato fu un edificio a navata unica, sovrastato da una volta a botte con al centro una cupola e rivestito esternamente di marmo bianco scolpito.
All’interno sono visibili gli affreschi in stile bizantino, con l’aggiunta di interessanti innovazioni, come una maggiore tendenza all’astrazione e alla spiritualità che si evidenzia nelle sobrie espressioni dei personaggi e nella semplicità del tratto.
Nel 1217 Papa Onorio III concesse al grande zupan Stefano Nemanjic – passato alla storia con il nome di Prvovencani, “il primo incoronato” – il titolo di re, legittimando così definitivamente l’indipendenza della Serbia. Nel 1230 il figlio di Stefano Prvovencani, Radoslav, aggiunse alla chiesa un monumentale pronartece; qualche anno dopo, un altro dei suoi figli fece erigere la chiesa di San Nicola, originariamente ricoperta di affreschi, oggi andati in gran parte perduti.

Tra il 1313 e il 1314 il re Milutin fece innalzare una terza chiesa, dedicata ai Santi Gioacchino e Anna, oggi nota come la chiesa dei Re.
Dopo l’estinzione della dinastia Nemanjic e la conquista della Serbia da parte dei Turchi ottomani, avvenuta nel 1389 dopo un decennio di lotte, Studenica perse gran parte del suo prestigio. Continuò, comunque, ad essere il centro culturale e spirituale più importante del Paese e contribuì a mantenere accesa la fiamma del nazionalismo, che avrebbe condotto alla liberazione della Serbia dalla dominazione ottomana nel XIX secolo.

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