Rodi, città medievale

La città medievale di Rodi è Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1988. La fisionomia di Rodi mostra perfettamente le testimonianze della sua storia ricca di eventi: è probabilmente la città che, nel minor spazio, offre la maggiore varietà architettonica di tutta Europa. Nel suo fitto nucleo urbano si concentrano chiese bizantine trasformate in moschee, palazzi gotici, costruzioni difensive medievali, bagni turchi ed edifici che rimandano al Novecento italiano.

Conosciuta nell’antichità come “isola delle rose” e “isola delle farfalle“, per la ricchezza di fiori e farfalle che coloravano le sue colline, Rodi è il luogo in cui Zeus ossequiò Elio, il dio del Sole, e dove questi si innamorò della figlia di Poseidone. L’isola, un tempo prospera colonia greca dove venne eretto il famoso Colosso di Rodi, fu assoggettata per 200 anni dai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme.
Trasferitisi a Rodi nel 1309, i Giovanniti, ordine religioso ospedaliero fondato a Gerusalemme nel 1099, divennero i signori assoluti dell’isola, che conobbe un periodo di grande prosperità grazie all’enorme fortuna dell’Ordine.
Nel 1522 i Cavelieri Ospedalieri furono espulsi da Rodi per mano di Solimano II il Magnifico. L’Ordine dovette trasferirsi a Malta, ceduta in feudo all’imperatore Carlo V nel 1530 (e da qui prese il nome di Ordine dei Cavalieri di Malta). Nel 1798, Napoleone li cacciò anche da qui, seguendo le istruzioni del Direttorio. Con carattere puramente onorifico, l’Ordine venne trasferito a Catania, poi a Ferrara e infine a Roma (1831).
L’isola di Rodi rimase in potere dei Turchi fino al 1912, anno in cui passò agli Italiani. Comandi inglesi e greci la liberarono nel 1945 e, due anni dopo, Rodi passò a far parte delle Grecia.

Quando i Cavalieri di San Giovanni si trasferirono a Rodi, trasformarono l’antica colonia greca in una delle più belle città gotiche del Mediterraneo, oltre che in una città fortificata con un carattere prettamente militare, in grado di resistere a grandi assedi. Il tempo dimostrò che le le previsioni difensive degli Ospedalieri non erano prive di fondamento: Rodi dovette, infatti, fronteggiare brutali assedi nel 1444 e nel 1480, fino alla sua conquista definitiva.
Le mura erano oggetto di continue attenzioni da parte delle 7 province giovannite. Ognuna di quete doveva curare una zona delle difese, delimitata da torri (es. quella italiana, quella spagnola e quella di San Pietro).
Attualmente diverse porte fiancheggiano il passaggio all’interno: quella di Amboise (1512), la Porta della Marina (1478) e quella di Sant’Anastasio.

La città si divide in due parti differenti: la Cittadella a nord e un borgo a sud-est. L’asse principale che attraversa la Cittadella da est a ovest è la via dei Cavalieri, l’antica strada che si dirigeva all’acropoli greca. Nel suo percorso, sovrastato in alcuni tratti da grandi archi, i sette priori ospedalieri edificarono la loro residenza ufficiale (chiamata albergo), adattandola allo stile del Paese da cui provenivano.
La vicinaza con l’Oriente e le radici dell’Ordine delle Crociate trasmettono a tutti gli edifici di Rodi un carattere speciale; tra tutti spicca la facciata del Palazzo d’Alvernia, con le armi di Guy de Blanchefort, Grande Maestro dell’Ordine dal 1512 al 1513.
In un angolo della via dei Cavalieri si trova il primo ospizio dei Cavalieri. Sostituito dal Grande Ospedale, la cui costruzione durò dal 1440 al 1489, oggi è la sede del Museo archeologico.

Molte delle chiese bizantine vennero trasformate in moschee dopo la presa di Rodi da parte dei Turchi. La moschea di Solimano, ad esempio, preceduta da un elegante portale rinascimentale, sostituì la chiesa dei Santi Apostoli. Le moschee di Aga e di Mustafà erano anch’esse antichi tempi bizantini, mentre il Palazzo di Kastellania era il Tribunale Ospedaliero.
Con la conquista di Rodi da parte dell’Italia agli inizi del ‘900, il paesaggio urbano venne modificato notevolmente, senza però grande forrtuna. Citiamo come esempi di questa archittetura l’Albergo delle Rose e il Palazzo del Governo.
Si intrapresero, inoltre, numerosi restauri, spesso eseguiti in un discutibile stile pseudomedievale, come nel caso del Palazzo del Grande Maestro (XIV sec., distrutto da un’esplosione nel 1856). Con l’obiettivo di servire quale residenza del re Vittorio Emanuele II e Mussolini, fu interamente riefdificato e decorarto con mosaici e altri materiali provenienti da costruzioni dele isole vicine, in uno stile pomposo, a scapito del rigore storico.

Una situazione simile si ha nella Cattedrale di San Giovanni dei Cavalieri. Originaria del XIV secolo, venne ricostruita nel 1926 secondo il progetto della chiesa conventuale che fino al 1856 si trovava in uno degli estremi della via dei Cavalieri. Nella decorazione dell’interno spiccano le riproduzioni del San Giovanni di Donatello e 14 sculture in pietra della Via Crucis.

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