Acropoli di Atene

L’Acropoli di Atene è Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1987. Voluta da Pericle per testimoniare la ritrovata grandezza di Atene dopo le guerre contro i Persiani, la ricostruzione dell’Acropoli arricchì la città greca di monumenti che costituiscono le massime espressioni dell’arte ellenica. I più grandi artisti della Grecia antica vi hanno lasciato testimonianze immortali del loro genio: basti ricordare per il Partenone l’architetto Ictino e lo scultore Fidia e per l’Eretteo l’architetto Filocle. Ancora oggi il profilo dell’Acropoli si staglia contro il cielo a ricordare e celebrare il primo rinascimento della storia.

Il toponimo Atene deriva, secondo la leggenda, da una disputa fra Posidone e Atena per ottenere il dominio di quel luogo di rara bellezza. Posidone conficcò il suo tridente sull’Acropoli e fece sgorgare un lago d’acqua salata; Atena piantò in quel suolo un’oliva, dalla quale crebbe immediatamente un albero. I dodici riuniti per giudicare votarono a favore di Atena, che da quel momento divenne la patrona dell’Attica.
Malgrado le sue mitiche origini, per molto tempo Atene non fu altro che un piccolo villaggio di modesta importanza. La situazione iniziò a cambiare nel 560 a.C. con l’ascesa al potere del tiranno Pisistrato, al quale si deve la costruzione di un tempio dedicato ad Atena (un primitivo Partenone) e un ingresso monumentale all’altopiano dell’Acropoli.
Dopo la caduta dei tiranni Ipparco (514 a.C.) e Ippia (510 a.C.), l’oracolo di Delfi dichiarò maledetta l’antica e ciclopica muraglia che cingeva l’Acropoli. Le mura vennero quindi distrutte, lasciando il luogo senza alcuna difesa: questa situazione consentì ai Persiani di radere al suolo Atene nel 480 a.C. Ma quando Serse, al comando di una grande flotta, si preparò ad assestare il colpo di grazia, venne sconfitto dalle navi di Temistocle nella famosa battaglia di Salamina. Tornato ad Atene, Temistocle ordinò la ricostruzione della muraglia settentrionale dell’Acropoli, collocando in bella vista i resti delle colonne e dei templi distrutti, affinché i Greci non dimenticassero mai più l’affronto subito. Più tardi, Cimone fece sotterrare i resti disseminati sull’altopiano in una fossa a sud dell’Acropoli.

Partenone

Il momento di massimo splendore ateniese cominciò con Pericle che, appena eletto, affidò a Fidia la direzione dei lavori della costruzione dell’Acropoli. La prima opera intrapresa fu il Partenone (447-435 a.C.), seguita dai Propilei (437-432 a.C.), dal tempio dedicato ad Atena Nike (427-424 a.C.) e dall’Eretteo (421-406 a.C.).
Una volta finiti i lavori, l’aspetto generale dell’Acropoli era molto diverso da ciò che vediamo oggi: i templi erano inseriti in un complesso armonioso, ornato da statue di bronzo e marmo; la più famosa era quella di Atena Promachos, una maestosa opera in bronzo eseguita da Fidia che, data la sua altezza, dominava i luogo e poteva essere scorta dal mare. Il materiale usato per la costruzione dei templi era il marmo bianco proveniente dalle cave del Monte Pentelico e dipinto a encausto con tonalità di rosso, azzurro e oro, oggi scomparse.
Da quei tempi lontani, l’Acropoli ha subito moltissimi danni e trasformazioni. I suoi edifici sono stati convertiti in chiese, palazzi, moschee e persino harem, ma il disastro peggiore si ebbe nel 1687, quando una granata lanciata dai Veneziani sfondò il tetto del Partenone, usato come polveriera dai Turchi, facendolo esplodere in mille pezzi.

Partenone

Partenone

L’opera dedicata ad Atena Parthenos venne realizzata da Ictino e Callicrate in stile dorico, con qualche influenza ionica. Il tempio, con peristilio, presenta sul lato minore un numero di colonne secondo la proporzione classica, in questo caso 8, e il doppio più una, quindi 17, sul lato maggiore. Ogni colonna è alta 10,43 metri, ovvero cinque volte e mezzo il diametro della base. Le colonne, appena convesse al centro, non sono verticali, ma impercettibilmente inclinate verso l’interno della struttura, mentre le 4 angolari sono leggermente più grosse: tutto ciò dona un sorprendente effetto ottico di leggerezza.
Il basamento su cui poggia la fila di colonne non è orizzontale, ma segue una leggera curvatura che culmina al centro delle fiancate. L’effetto che ne deriva è magnifico: un tempio che, date le dimensioni, sarebbe risultato di una pesante solidità, appare leggero e vibrante.
Il progetto degli architetti venne portato a termine in soli 9 anni grazie alla maestria degli scalpellini, incaricati di eseguire su misura ogni singolo pezzo.
Sopra i capitelli delle colonna poggia l’architrave, su cui si trovano i triglifi, composti da tre scanalature, e le metope, lastre quadrate con bassorilievi. Sulle facciate del tempio vi sono i frontoni. Sotto ogni frontone ci sono 14 metope; sul lato ovest, quello d’ingresso, è rappresentata la lotta tra Ateniesi e Amazzoni. Le 32 metope del lato sud sono in buono stato di conservazione (presso il British Museum) e mostrano le lotte tra Lapiti e Centauri.
Le 32 metope del lato nord sono dedicate alla battaglia di Troia, mentre quelle del fronte posteriore narrano le lotte tra dei e giganti. Altre 5 interne si trovano nella parte frontale, dietro le colonne esterne, formando un corridoio. In questo spazio, nella parte opposta alle metope, sciccava il fregio di un metro di altezza, che su 160 metri di lunghezza descriveva le processioni Panatenee nelle quali apparivano circa 350 persone a piedi e 125 a cavallo.
I frontoni – quello a est rappresentava la nascita di Atene e quello a ovest la disputa tra Atena e Posidone – sono in pessimo stato e le parti che li componevano sono ora sparsi in tutto il mondo.
All’interno si trovava la cella con la statua di Atena Parthenos, opera di Fidia, alta circa 13 metri compreso il piedistallo, la cui parte visibile del corpo era in avorio e la veste e gli ornamenti in oro.

Partenone by night

Propilei

Opera di Mnesicle, costituiscono un grandioso ingresso all’Acropoli da ovest. Sono composti da un corpo centrale, un vestibolo a doppia facciata e due ali di dimensioni diverse: in quella nordoccidentale si trovava la pinacoteca che conservava le opere di Polignoto e di altri grandi pittori.

Propilei

Tempio di Atena Nike

Venne eretto su un bastione sudoccidentale dell’Acropoli, sopra un promontorio roccioso dove si celebrava un rito molto antico. In confronto agli altri edifici, si tratta di un tempio di dimensioni ridotte, in stile ionico anfiprostilo, cioè con lo stesso numero di colonne sui fronti opposti (in questo caso 4). Nel suo meraviglioso fregio era rappresentata la battaglia di Platea fra Greci e Persiani.

Tempio di Atena Nike

Eretteo

Venne costruito dove si supponeva si trovasse la tomba del re Cecrope, mitico fondatore di Atene, nello stesso punto dove Posidone aveva conficcato il suo tridente e, quindi, vicino all’oliva di Atena. Il suo autore, probabilmente Mnesicle, dovette risolvere i problemi imposti dalle necessità del culto mediante una pianta dal tracciato irregolare.
L’Eretteo è composto da tre parti: la sala principale, il portico settentrionale e quello delle Korai. Queste ultime erano giovinette e, difatti, le colonne sono statue che raffigurano fanciulle, le famose Cariatidi, che si incaricano di sorreggere il peso dell’architrave.

Eretteo

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