Il Monte Athos

Il Monte Athos è Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1988. Nel XV secolo su di esso vi erano trenta conventi ortodossi, tutti fortificati; oggi ne restano solo venti, dotati di autonomia amministrativa e di uno statuto di repubblica all’interno dello stato greco (Repubblica monastica del Monte Santo). Il Monte Athos possiede uno dei più ricchi tesori d’arte bizantina del mondo, sia per quanto concerne l’architettura e la pittura che per quanto riguarda le arti minori.

Il Monte Athos (Monte Santo, Agion Oros) è situato all’estremità della penisola omonima, la più orientale e settentrionale delle tre che costituiscono la penisola calcidica, in pieno Mar Egeo. Si tratta di un promontorio di 2033 metri di altitudine, di circa 50 km di lunghezza e 10 di larghezza nel suo punto più ampio. La capitale di questa “repubblica degli uomini” è Karvai ed occupa 360 kmq.
Visto il suo isolamento geografico, il Monte Athos è un luogo perfetto per praticare la meditazione e l’ascetismo. Già prima del IX sec. sorsero qui diversi insediamenti monastici, ma solo a partire da allora, grazie a Sant’Atanasio, la penisola appare ufficialmente nella storia come centro religioso. Nel 972 l’imperatore Giovanni Zimisce concesse al Monte Santo uno statuto d’autonomia che si è mantenuto fino ai giorni nostri.

Il monastero di Docheiariou

Come piccole fortezze di fronte a un mare cristallino, molti monasteri slanciano verso il cielo blu le meravigliose cupole e i torrioni fortificati. La loro struttura si articola intorno alla chiesa centrale, il katholikon, e comprende dipendenze adibite alla vita comune (ospedali, refettori, biblioteche), distinte da quelle strettamente religiose (cappelle) e da quelle militari-difensive (muraglie, arsenale).
I loro abitanti mantengono una rigida uniformità negli indumenti e nell’aspetto esteriore in generale: barbe lunghe, tunica nera o blu scuro dal collo fino ai piedi, stretta in vita da una cintura di cuoio, sandali e un copricapo scuro.
Per raggiungere questo santuario si salpa dal porto di Ouranopolis con una nave che attracca a Dafni, porta d’ingresso della repubblica monastica. L’accesso al Monte Athos, per cui sono indispensabili non poche lettere di presentazione e costosi documenti, è consentito solo a 10 stranieri al giorno. Per entrare è necessario sollecitare a Karyal il famoso diamonitirion, il permesso di soggiorno per 4 giorni. Un editto imperiale del 1046 vieta l’accesso a “donne o animali femmine, eunuchi e visi imberbi”.
I monaci escono dai conventi solo per problemi di salute, per andare a trovare saltuariamente la famiglia, o per risolvere problemi amministrativi ed economici relativi alle proprietà del monastero.
Chi è chiamato alla vocazione molto giovane frequenta l’università greca per prepararsi culturalmente, ma trascorre sul monte i periodi in cui l’attività didattica è sospesa.
Le richieste per entrare nel monastero sono in costante ascesa.

Arsenale di Zographou

Esistono due tipi di conventi: i cenobi e gli idiorritmi. Nei primi tutto è in comune (tetto, preghiera, cibo, lavoro); un consiglio di anziani elegge il monaco che eserciterà il potere esecutivo per tutta la vita, assistito da due o tre consiglieri che si alternano annualmente. Nessuno dispone di denaro o proprietà private e le regole sono molto stringenti.
Negli idiorritmi si condivono tetto e preghiera, mentre il sostentamento e il lavoro vengono lasciati all’iniziativa individuale. Un’assemblea di eletti a vita regola l’organizzazione della comunità, scegliendo a sua volta due o tre monaci all’anno per far loro assumere il potere esecutivo. Per alcuni lavori richiesti dallo stesso monastero, i monaci percepiscono un piccolo salario.
Ad Athos si trovano vari tipi di edifici o strutture monastiche: le skytas, di grande prestigio; le kellias, fattorie che possiedono una chiesa e estesi campi; le kalyves, più piccole e senza terra sufficiente da coltivare; le kathismatas, recinti per un solo anacoreta; le hesychasterias, caverne in luoghi inaccessibili dove gli eremiti si rifugiano in totale solitudine.

Panteleimonos

Nel X secolo una terribile carestia colpì la Macedonia. La guerra di Bisanzio con la Bulgaria e un rigidissimo sistema feudale peggiorarono ulteriormente la situazione. La vita monastica rappresentava una via di scampo ad un destino di stenti, tanto che, con gli anni, la capitale dell’Impero dovette porre un freno alla sua continua crescita.
I primi anacoreti arrivarono nella penisola verso il IV sec., ma la fondazione del primo monastero risale al 963: si tratta del monastero di Megistis Lavra, il più grande tra quelli ancora esistenti. Questo centro religioso consacrato alla Vergine, con il tempo, crebbe in edifici e ospiti, giungendo ad avere tanto potere e riconoscimenti che le sue mura forono rispettate addirittura durante l’invasione turca dell’Europa orientale.
Un altro recinto monastico di Athos è il porto, chiamato Arsenale di Zographou; a un’ora di cammino dalla costa, questo monastero bulgaro, costruito nel X sec. e più volte ampliato, ha una biblioteca con 120 manoscritti e più di 8 mila libri antichi.

Chiesa principale del Monastero di Megistis Lavra

Ogni recinto possiede la propria storia e la propria peculiarità: Docheiariou presenta un indecifrabile miscuglio di stili; Xenophontos offre accoglienza ai monaci giunti dalle Meteore, altro grande centro monastico greco; Panteleimonos appartiene allo stile ortodosso russo per le sue cupole a bulbo di colore verde, uguali a quelle che abbelliscono le 4 skytas che ne dipendono.
E ancora: Vatoperdi, il cui nome così poco ellenico è ancora un mistero, è legato all’orologio della torre della chiesa, detta katholikon; il piccolo Pantokrator; Stavronikita assomiglia più ad una fortezza militare che a una residenza per uomini dediti al silenzio e alla preghiera; Iviron, con la biblioteca che ospita 2 mila monoscritti e 15 mila libri stampati; Karakalou, con una grande torre difensiva.
Infine, il recinto di Xiropotamu conserva il maggiore dei frammenti della Santa Croce, le cui venerate reliquie sono disperse per il mondo cristiano.

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