Bath

La città di Bath è Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1987. Essa deve la sua importanza alle terme romane, riportate alla luce circa cent’anni fa, e allo straordinario complesso di edifici neoclassici risalenti al XVIII secolo, ispirati al Rinascimento italiano e soprattutto ad Andrea Palladio. L’eccezionale rinnovamento urbanistico che interessò Bath in quel periodo ne fece una delle più belle città del Vecchio Continente, un cui paesaggio e architettura si fondono in perfetta armonia.

Una leggenda attribuisce la fondazione di Bath a Bladud, padre del mitico Re Lear, guarito dalla lebbra grazie alle benefiche acque del luogo intorno all’860 a.C. Sebbene non si possa scartare un’origine così remota, non esiste una prova certa che dimostri l’esistenza della città prima del I sec. d.C. Si suppone che i Romani, dopo la conquista della Britannia (43 d.C.), avessero scoperto una fonte di acqua termale vicino al fiume Avon. Poco dopo iniziarono i lavori di costruzione di un centro termale e di un tempio dedicato alla dea celtica Sulis, identificata dai Romani con Minerva. Lì intorno si sviluppò la città di Aquae Sulis.

Gli scavi hanno portato alla luce quattro gruppi di bagni romani e uno medievale, tutti alimentati da una sola sorgente che fornisce 1.200.000 litri di acqua al giorno, a una temperatura costante di 46°C.
Come tutte le terme romane, anche quelle di Aquae Sulis possedevano sale di vapore (tepidaria) ed erano dotate di un sistema di riscaldamento sottorreaneo che le rendeva simili a delle saune, e di piscine d’acqua calda e fredda (calidaria e frigidaria). Vi erano anche impianti per i massaggi e altre piscine per i trattamenti terapeutici.
Il Gran Bagno, ovvero il nucleo centrale dei Bagni dell’Est, è il più grande di tutto il complesso.
Abbandonate dopo la fine dell’Impero Romano, le terme ben presto scomparvero. Aquae Sulis ebbe però una sorte più favorevole rispetto ad altre città britanniche: in epoca medievale, infatti, diventò un importante centro di lavorazione della lana e nel XII secolo si affermò nuovamente come stazione termale.
Nel 1174 era attivo un ospedale specializzato nella cura dei reumatismi e, nello stesso periodo, venne eretto il Bagno del Re, l’unico a non risalire ai romani.

Quando si trasferì a Bath la sede episcopale di Wells (1091-1206) la città crebbe notevolmente di importanza. Il seggio vescovile richiedeva una cattedrale e il vescovo Robert di Lewe ne iniziò la costruzione verso la metà del XII secolo. Di questa opera non rimane nulla: fi demolita e ricostruita nel 1499 come abbazia in stile perpendicolare, l’equivalente inglese del gotico fiammingo continentale. Il risultato fu Bath Abbey, conosciuta come “la lanterna d’Occidente” per le enormi vetrate che illuminano il coro e la navata. L’interno è ricco di monumenti funerari di epoca georgiano.

A partire dall’epoca georgiana, all’inizio del Settecento, Bath e i suoi bagni termali divenne una meta di gran moda tra gli aristocratici e i borghesi illuminati. Tutto ciò grazie all’impegno di Richard Nash, Maestro di Cerimonie di Bath, che supervisionava la vita sociale della stazione termale.
Nella seconda metà del XVIII secolo Bath fu profondamente rinnovata architettonicamente, soprattutto per merito del milionario Ralph Allen, affiancato dagli architetti John Wood padre e figlio. Questi ultimi erano grandi ammiratori del nostro Andrea Palladio: la loro opera riprese l’estetica palladiana, trasformando completamente la fisionomia della città. Bath fu dotata di lussuosi complessi residenziali e edifici pubblici (es. Royal Crescent), nonché di Assembly Rooms (sale da ballo) e Pump Rooms (sale giochi e di lettura, sala per concerti e un ristorante con vista sui bagni romani).
L’influenza italiana è evidente anche nel Pulteney Bridge, ispirato al Ponte Vecchio di Firenze. Fu eretto tra il 1769 e il 1774 da Robert Adam.

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