Vicenza e le ville palladiane

La città di Vicenza e le ville palladiane del Veneto sono riconosciute Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1994 e dal 1996. Le teorie del grande architetto Andrea Palladio, basate sulla rivisitazione dei modelli classici da una prospettiva umanistica e con uno straordinario gusto scenografico, hanno influenzato nel profondo l’architettura dei secoli successivi. Ed è proprio a Vicenza e nel territorio circostante che Palladio ha creato, nel Cinquecento, le sue opere più importanti.

Senza Andrea Palladio, Vicenza sarebbe oggi una città piuttosto modesta dal punto di vista monumentale. Dell’antica Vicetia (fondata dai Veneti tra il II e il I secolo a.C. e annessa poco dopo all’Impero Romano) rimangono, infatti, solo i resti di un teatro e di un acquedotto. Nel Medioevo la città subì gli attacchi delle orde barbariche, fece parte del Regno Longobardo e dell’Impero Carolingio, venne coinvolta nel conflitto tra Guelfi e Ghibellini e si costituì, infine, comune indipendente. E rimase tale fino all’annessione da parte della Repubblica di Venezia (inizio XV secolo).
Il XVI secolo portò una svolta epocale in quanto l’aristocrazia locale fu esclusa dal potere e vide le sue terre espropriate in favore delle famiglie veneziane più influenti; queste ultime, applicando ai sistemi di irrigazione le conoscenze idrauliche acquisite nel tempo, crearono sui nuovi possedimenti delle aziende agricole redditizie e molto estese.

A seguito dell’espansione dell’Impero Ottomano e dello spostamento delle rotte di navigazione verso l’Atlantico (conseguenza della scoperta dell’America), Venezia non fu più la “Signora del Mare” e rivolse la sua attenzione sui territori interni. Questi si rivelarono la principale fonte di salvezza economica della città e gli aristocratici veneziani, in gran parte armatori, divennero proprietari terrieri. La vita di campagna divenne presto una moda e venne esaltato il vecchio ideale bucolico cantato dai poeti classici. Andrea Palladio diede forma a questo ideale e seppe interpretare le esigenze della nuova oligarchia veneta.

Andrea di Pietro della Gondola, detto Palladio nacque a Padova nel 1508. A 13 anni entrò nella bottega dell’architetto e scultore Bartolomeo Cavazza di Sossano; a 16 si trasferì a Vicenza, dove lavorò come scalpellino e conobbe il conte Giangiorgio Trissino. Questi diventò il suo mecenate e gli consentì di viaggiare molto: a Roma, il giovane Andrea si appassionò dell’arte classica e del primo rinascimento. Da allora fino alla morte (1580, non smise mai di lavorare creando uno stile molto personale. Fu sepolto nella tomba di famiglia posta nella Chiesa di Santa Corona; nel 1845, i suoi resti mortali vennero traslati nel mausoleo innalzato appositamente nel cimitero di Vicenza, dove si trovano tutt’oggi.

Vicenza si considera, quindi, a tutti gli effetti la città del Palladio. Il primo compito dell’architetto di ritorno da Roma fu quello di restaurare il Palazzo della Ragione, sede dell’amministrazione comunale. L’edificio, oggi noto come Basilica Palladiana, è l’opera più rappresentativa dell’artista, che dotò una delle facciate di una doppia galleria a portico con archi sostenuti da colonne toscane e ioniche.
A dispetto del nome, non si tratta di un luogo di culto: Palladio optò per questo nome al fine di ricordare l’antica Roma in cui le basiliche erano i luoghi dove si amministravano la politica e gli affari. Il tetto del Palazzo della Ragione, reso verde dalla presenza del rame, ha la forma di una barca capovolta con una balaustra arricchita da statue di dèi romani e greci.
I lavori della Basilica terminarono nel 1614, dopo la morte del progettista, ma rimase comunque l’opera che consacrò Palladio come il più importante architetto veneto.

A parte alcune chiese veneziane, tutta l’opera di Andrea Palladio si svolse a Vicenza e nei dintorni. Edifici pubblici, edifici religiosi, lussuose residenze private, sia cittadine che di campagna, consolidarono i tratti del suo stile che mescola elementi classici con altri manieristici. Questi ultimi sono evidenti nel Teatro Olimpico, il più antico teatro coperto esistente. Fino al 1580, quando Palladio accettò l’incarico di progettarlo, in Europa non c’erano teatri stabili: gli spettacoli venivano messi in scena in luoghi improvvisati, quali ad esempio piazze, cortili o sale dei palazzi nobiliari. Andrea Palladio riuscì solo a consegnare i suoi disegni ma morì prima di assistere alla costruzione del teatro.
Ispirandosi ai teatri greci e romani, Andrea Palladio disegnò una cavea ellittica con gradinate e un colonnato con statue; una struttura elegante in stucco e legno, dipinta in maniera tale da sembrare marmo. Il vero colpo di genio del maestro è dato dal palcoscenico con un proscenio su due ordini aperto da tre arcate e ritmato da semicolonne, arricchite da edicole, nicchie, statue e bassorilievi. Tutto questo riesce a donare all’insieme uno straordinario effetto di profondità.
Grande merito della bellezza del Teatro Olimpico deve essere dato a Vincenzo Scamozzi, allievo di Palladio che completò l’edificio in tempo per il primo e ambizioso spettacolo (3 marzo 1585). In occasione del Carnevale venne rappresentato l’Edipo Re di Sofocle: le scene fisse rappresentavano le vie di Tebe che, abilmente raffigurate in prospettiva, convergevano al centro al fine di dare l’effetto di lunghezza. La scenografia risultò così ben riuscita che nessuno ebbe il coraggio di rimuoverla, ed è ancora lì oggi.

Il complesso palladiano, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, comprende 23 opere di Palladio nel centro storico di Vicenza:

  • Palazzo Barbaran da Porto
  • Palazzo Poiana
  • Palazzo Civena
  • Palazzo Thiene
  • Palazzo Iseppo Porto Festa
  • Logge del Palazzo della Regione – Basilica Palladiana
  • Loggia del Capitaniato
  • Palazzo Valmarana
  • Palazzo Thiene Bonin Longare
  • Palazzo Porto Breganze
  • Palazzo Chiericati
  • Teatro Olimpico
  • Arco delle Scalette
  • Palazzo da Monte
  • Palazzo da Schio
  • Casa Cogollo
  • Chiesa di S.Maria Nova
  • Loggia Valmarana
  • Palazzo Garzadori
  • Cupola della Cattedrale
  • Portale Nord della Cattedrale
  • Palazzo Capra
  • Cappella Valmarana

La Loggia del Capitaniato venne costruita da Andrea Palladio nel 1565 come sede del capitanio, ovvero il rappresentante in loco della Repubblica di Venezia. La facciata con le quattro colonne in mattone immette in una loggia a volte, sormontata da una sala che oggigiorno ospita le riunioni del consiglio comunale cittadino. La parte destra della loggia è decorata con statue, stemmi e decorazioni che commemorano il trionfo veneziano alla battaglia di Lepanto (1571).

Rientrano nel complesso palladiano anche 24 ville, tra le quali spicca la Villa Almerico Capra Valmarana (meglio nota coma La Rotonda). Si tratta della perfetta incarnazione dell’ideale rinascimentale di perfezione e simmetria ed è senza alcun dubbio il miglior esempio di residenza di campagna italiana.
Le altre ville Patrimonio Unesco sono:

  • Villa Trissino Trettenero – Vicenza
  • Villa Gazzotti Grimani – Vicenza
  • Villa Angarano – Angarano di Bassano (VI)
  • Villa Caldogno – Caldogno (VI)
  • Villa Chiericati – Grumolo delle Abbadesse (VI)
  • Villa Forni Cerato – Montecchio Precalcino (VI)
  • Villa Godi – Lugo di Vicenza (VI)
  • Villa Pisani – Lonigo (VI)
  • Villa Poiana – Poiana Maggiore (VI)
  • Villa Saraceno – Agugliaro (VI)
  • Villa Thiene – Quinto Vicentino (VI)
  • Barchesse di Villa Trissino – Sarego (VI)
  • Villa Valmarana Zen – Bolzano Vicentino (VI)
  • Villa Valmarana Bressan – Monticello Conte Otto (VI)
  • Villa Piovene – Lugo di Vicenza (VI)
  • Villa Badoer, detta “La Badoera”– Fratta Polesine (RO)
  • Villa Barbaro – Maser (TV)
  • Villa Emo – Vedelago (TV)
  • Villa Zeno – Cessalto (TV)
  • Villa Foscari, detta “La Malcontenta”, Mira (VE)
  • Villa Pisani – Montagnana (PD)
  • Villa Cornaro – Piombino Dese (PD)
  • Villa Serego – S. Pietro in Cariano (VR)

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