Granada: Alhambra, Albayzín e Generalife

L’Alhambra, il Generalife e l’Albayzín di Granada sono Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1984. La città andalusa fu l’ultimo dei potentati musulmani della penisola iberica, il più decadente e il meno glorioso, ma anche il solo ad aver lasciato una traccia così duratura. Poeti musulmani e cristiani hanno cantato la bellezza di Granada, la fertilità della sua pianura e lo splendore dei suoi palazzi. Tra le torri dell’Alhambra aleggiano alcora oggi mille leggende che evocano la magia dell’ultimo angolo d’oriente sul suolo spagnolo.

Alhambra

Granada si innalza su tre colline (Sacromonte, Albaicin e Sabika) e ha come magnifico sfondo la Sierra Nevada. Venne fondata nel V secolo prima di Cristo dagli Iberi, popolo che si stabilì in quello che oggi è l’Albaicín. Lo splendore artistico si sviluppò, però, solo con l’arrivo degli arabi nel 711. Grazie alla magnifica ubicazione, Granada fu la capitale dell’ultimo regno musulmano della penisola iberica.
Con la sue riconquista operata da Gonzalo Fernandez de Cordoba con gli eserciti di Isabella e Ferdinando (2 gennaio 1492), ebbe fine la storia del sultanato fondato 200 anni prima da Muhammad I al-Ahmar sui resti dell’impero degli Almohadi (dissoltosi a seguito della battaglia di Las Navas de Tolosa) e della dominazione araba in Spagna. Nel corso di quei due secoli, molti filosofi, artisti e poeti provenienti dalla città andaluse che cadevano una dopo l’altra in mano ai Cristiani, trovarono rifugio a Granada e contribuirono a fare della città un attivo centro culturale. Qui si sviluppò un’architettura raffinata ed esuberante che trova i suoi massimi simboli nell’Alhambra e nel Generalife.
Il periodo più fecondo fu la seconda metà del Trecento.

Palazzetto del Partal

L’Alhambra è uno dei più celebri esempi architettonici dell’arte araba ed unico edificio medievale arabo giunto intatto ai nostri giorni. Risultato confuso ed eterogeneo di un lungo processo storico che inizia nel IX secolo (sul colle della Sabika esisteva fin dai tempi del califfato una fortezza che difendeva la città) e si estende ininterrottamente per quasi otto secoli, l’Alhambra è uno dei monumenti più grandiosi della Storia dell’Arte ed anche il più visitato della Spagna. Esempio della grandiosa eredità dell’arte islamica, non è un monumento perfettamente definito per la sua omogeneità artistica rispetto a un preciso contesto storico. Bensì è il risultato di una successiva accumulazione dei più disparati, e a volte contrapposti, contributi culturali.
L’Alhambra fu, in un primo momento, un fortino costruito nel X secolo da Sawar Ben Handun, sulle rovine di una fortezza visigota. Tuttavia, sarà con il regno di Muhammad I al-Ahmar, fondatore della dinastia nazarita, che l’antica fortezza comincerà la sua trasformazione (metà del XIII sec.): venne trasformata nell’attuale Alcazaba (la parte più antica dell’Alhambra) che comprende non solo le costruzioni militari, ma anche giardini e residenze come il Palazzetto del Partal.

Alcazaba

L’Alcazaba, o fortezza di difesa, costituisce la parte più antica. È una rocca isolata, separata dal resto del complesso ed è costruita secondo i canoni califfali. È sormontata dalla celebre Torre de la Vela (torre di guardia) a cui, in seguito alla Reconquista, venne aggiunto il campanile con una campana a martello. Quest’ultima servì per segnalare gli incendi e per annunciare le celebrazioni liturgiche. Appartengono all’Alcazaba i bastioni della Quebrada, le Torri degli Hidalgos, del Homenaje, de las Armas del Aguardero.
A est dell’Alcazaba si estende l’attuale Piazza di los Aljibes (delle cisterne) che ricopre quello che prima era un profondo burrone e dove è usata la pendenza del suolo come deposito per l’acqua.
Di seguito alla piazza, c’era un’altra zona costruita sui resti della cittadella romana chiamata Nativola, molto più estesa. Era divisa, a causa dei diversi livelli, in due zone: quella alta e quella bassa. Nella zona alta si trovava la Medina (città), con gli alloggi del personale di servizio, la moschea, la zecca (Casa della Moneta), dei bagni ed altre dipendenze, come il Palazzo degli Abencerrajes e di alti funzionari della corte nazarita. In questa zona si trovava anche la Rauda, o cimitero della famiglia reale. In seguito alla Reconquista, eliminate le primitive costruzioni, al loro posto furono costruiti il Convento di San Francisco, la Chiesa di Santa Maria de la Alhambra, eratta al posto della Moschea, e il Palazzo di Carlo V.

Palazzo di Carlo V

Progettato nel 1526 da Pedro Machuca e incassato nel cuore dell’Alhambra, come simbolo del nuovo potere, fu un duro intervento nell’ambito del complesso dei re nazari, imposto dall’imperatore Carlos. Il Palazzo di Carlo V è a pianta quadrata e racchiude un grande cortile circolare; la struttura denota una chiara influenza italiana. L’edificio è molto sobrio: due piani con ordini di colonne toscane e doriche e, all’entrata, una grandiosa volta a botte anulare. La facciata presenta un disegno classico e le sculture offrono una simbologia mitologica, che tende a presentare Carlo V come imperatore.

Muhammad I al-Ahmar fece inoltre prolungare le mura fino ad abracciare l’intera collina, e al loro interno fece erigere un palazzo che alla sua morte rimase incompiuto. I suoi predecessori lo trasformarono nella sontuosa Casa Real Vieja (XIII-XIV sec.), così chiamata per distinguerla dalla Casa Real Nueva, il palazzo rinascimentale che Carlo I (l’imperatore Carlo V) inserì tra le costruzioni arabe.
La bassa Alhambra, affacciata sul dirupo in cui scorre il fiume Darro, comprende il Mexuar e gli Alcazares, che compongono la Casa Reale dove si possono ammirare gli esempio più alti dell’architettura nazarita. Il Mexuar (in arabo Miswuar, stanza) è la parte che è stata più modificata, dopo essere stata adibita a cappella cristiana. È la prima sala che si presenta al viaggiatore, dopo aver attraversato un paio di cortili.
La Casa Real Vieja, i cui muri dipinti di scarlatto le valsero il nome di “castello rosso”, è composta da due palazzi – quello de las Comares e quello de los Leones – circondati da giardini e aperti su cortili decorati con fontane o vasche.
Il Palazzo de las Comares, sede ufficiale del potere esecutivo, fu terminato nel 1370, durante il regno di Mohammed V. L’edificio era strutturato intorno a un cortile principale – Cortile degli Arrayanes , con pavimento in marmo e vasca rettangolare circondata da mirti (arrayanes); vicino a quest’ultimo, più piccole, c’erano le sedi delle diverse attività burocratiche. D’accordo con l’antica tradizione musulmana, questi cortili venivano a marcare una serie di fermate successive, che rivelavano progressivamente la vicinanza al sovrano.
Forma parte del palazzo la sala per le udienze pubbliche, la sala de los Embajadores (sala degli ambasciatori), a cui si accede dal Cortile degli Arrayanes, attraverso la Sala de la Barca. Si tratta della sala la più estesa di tutto il palazzo: a pianta quadrata di 11 metri di lato e alta 18 metri, un tempo era usata come sala del trono. È decorata con azulejos bianchi e azzurri, con decorazioni dorate. Il soffitto della sala è una rappresentazione schematica dei sette cieli sovrapposti del cosmo musulmano, in cui si trova il trono di Dio.
La giustizia veniva amministrata ne El Cuarto Dorato (la stanza dorata), a cui si accede attraverso l’omonimo patio. La facciata a sud di questo patio è la parete più decorata di tutta l’Alhambra. Una serie di stanze annesse a questa zona costituivano l’appartamento del cadì, o giudice dell’Alhambra.

Patio de los Arrayanes

Il patio de los Arrayanes è costituito da 5 alloggi e alcuni servizi: comprende gli alloggi delle quattro spose ufficiali del sultano e quelli riservati alle concubine.
Nella parte orientale della parete che separava la Sala de la Barca dal Salon de Embajadores c’era il Mihrab della cappella privata del sultano.
A nord-est del Patio de las Comares, in un sotterraneo di grandi dimensioni, si trovavano i bagni: secondo il modello classico romano, dispone di un apodyterium (sala dei letti), tepidarium e doppio caldarium.

Patio de los Leones

Il Palazzo de los Leones, costruito tra il 1362 e il 1391 da Muhammad V, come residenza privata, è organizzato intorno al patio omonimo, al centro del quale si trova la famosissima fontana sostenuta da 12 leoni in marmo bianco, regalo dell’imperatore di Bisanzio. Intorno al patio si aprono delle bellissime sale, la più famosa delle quali è senza dubbio quella de los Reyes, circondata da alcove con affreschi che rappresentano i primi dieci re di Granada. Un’altra sala famosa è quella de las Dos Hermanas, così chiamata per la presenza delle due grandi lastre marmoree del pavimento che si trovano all’entrata. Quest’ultima sala, splendidamente ornata con ceramiche smaltate e una fittissima trama di decorazioni policrome in stucco e sovrastata da una magnifica cupola alveolata (più di cinquemila cellette a cascata, le più piccole dentro le più grandi), si apre sul Mirador de Daraxa dalle pareti decorate con meravigliosi intrecci di motivi arabi e geometrici e con pavimenti ricoperti di coloratissimi azulejos.

Generalife

Nelle vicinanze dell’Alhambra, su una collina, si trova il Generalife, concepito dai sultani di Granada come una residenza di campagna. Oggi i due complessi sono collegati da un ponte, ma ai tempi del dominicio arabo erano indipendenti.
Del complesso originario, rimangono solo due edifici: la residenza privata e una veranda sulla quale venne costruita una loggia aperta. Si trovano alle estremità del patio de la Acequia, un bellissimo giardino attraversato da un canale, abbellito da zampilli d’acqua, roseti, mirti e altre piante ornamentali e chiuso ai lati da portici.
La decorazione del Generalife, come quella dell’Alhambra, è molta elaborata, anche se i materiali usati (gesso, ceramica smaltata, mattoni) sono poveri.
L’elemento più rimarchevole del Generalife sono i suoi giardini, presenti in ogni palazzo arabo. E non è un caso: il Corano, che fu scritto nel deserto e predicato a uomini che consideravano l’acqua e la vegetazione come il lusso più ambito, promette ai credenti un paradiso simile a un guardino lussureggiante. Per questa ragione, fin dai primi tempi dell’Islam, i governanti si sforzarono di ricreare sulla terra la bellezza dell’eden: Granada ne è un esempio elequente.

Albayzín

L’Albayzín (conosciuto anche come Albaicín o El Albaicín) è il quartiere di Granada che ha conservato le strette strade, i cortili con alberi e fiori, le terrazze, le cisterne e le fontane pubbliche risalenti al dominio dei Mori. Sorge su una collina di fronte all’Alhambra, da cui è separato dal fiume Darro, e durante la dominazione arabo-berbera ed ebraica visse la sua epoca di massimo splendore, arrivando ad avere circa 60 mila abitanti e 26 moschee. Il quartiere presenta una marcata impronta araba e deve il suo nome agli arabi della città di Jaén (bayyasīn, ossia “quelli di Baeza”) che si trasferirono in massa a Granada dopo essersi arresi alle truppe cristiane di Ferdinando III. I punti di interesse sono i resti di un complesso di bagni arabi, il museo archeologico, la chiesa di San Salvador eratat sulle macerie di una moschea e il Mirador di S. Nicolás, che consente una spettacolare vista panoramica sull’Alhambra.

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