Fontainebleau, palazzo e parco

Il palazzo e il parco di Fontainebleau sono Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1981. Si tratta della perfetta sintesi della tradizione medievale francese e del rinascimento italiano. Le decorazioni interne, opera del Primaticcio e di Rosso Fiorentino, rappresenta l’apice della diffusione del manierismo in Europa settentrionale. Il parco che si estende per ben 84 ettari, attraversato da un canale, e il lussureggiante bosco che circonda Fontainebleau sono la degna cornice naturale del castello.

Fin dalle sue origini, il palazzo di Fontainebleau fu una delle residenze favorite dai re di Francia e rappresentò lo scenario perfetto per la corte rinascimentale di Francesco I, che sognò di far rivivere qui una “Nuova Roma”, ricca di meravigliose opere d’arte.
Il rinascimento si affermò in Francia proprio grazie a Francesco I (salito al trono nel 1515): amante delle lettere e delle arti in genere, egli desiderava superare le corti dei principi italiani in termini di lusso e bellezza. Per questa ragione fece di tutto per circondarsi dei più noti artisti del rinascimento italiano, come ad esempio Leonardo da Vinci e Benvenuto Cellini.
Nei primi anni del suo regno, fece ampliare il castello di Blois, sulle rive della Loira, in uno stile ancora gotico; in seguito si dedicò alla tenuta di Chambord. Ma dopo la sconfitta di Pavia e la prigionia a Madrid, Francesco I spostò la corte a Parigi, e qui vennero costruiti nuovi palazzi. Nei nuovi edifici era già ben visibile la compresenza armonica della tradizione medievale francese e del classicismo italiano; la stessa armonia che si vede a Fontainebleau.
Nel 1528 si iniziò a lavorare a Fontainebleau, della cui fabbrica medievale venne conservata solo la Torre di San Luigi. Gli edifici intorno al Cortile Ovale e la Galleria di Francesco I erano già conclusi nel 1531, mentre nel 1540 vennero terminate le ali ovest e sud del Cortile della Fontana. Fu quindi possibile iniziare la decorazione interna, affidata ad artisti italiani.
L’opera continuò sotto Enrico II, ma i lavori vennero interrotti nel 1570 a causa della morte del re e dello scoppio delle guerre di religione. In seguito, tutti i re Borbone ripresero il vecchio progetto e lo portarono avanti con entusiasmo.
Anche Napoleone usò Fontainebleau e la nominò “prima residenza imperiale“, per legittimare la sua dinastia: qui trovò il suo ultimo rifugio e abdicò nel 1814.

Gli edifici si articolano attorno a una serie di cortili allineati da ovest a est: quello più spostato a occidente è il Cortile del Cavallo, o degli Addii, dove si trova la facciata principale del palazzo con la scalinata monumentale. Segue il Cortile della Fontana, aperto a sud sulle Stagno delle Carpe e delimitato dalla Galleria di Francesco I, l’ala de la Belle Cheminée e il Grande Padiglione di Jacques-Ange Gabriel.
Intorno al Cortile Ovale sorgono la torre medievale di San Luigi e gli edifici più antichi dell’interno complesso, progettati da Gilles Le Breton. Questo cortile comunica con quello dei Mestieri (con edifici del Seicento) e con quello dei Principi (risalente ai regni di Enrico IV e Luigi XV).

Gli interni del castello di Fontainebleau rappresentano uno dei vertici della storia dell’arte. La Galleria di Francesco I è caratterizzata da pannelli dipinti e altorilievi a stucco, in cui Rosso Fiorentino ha associato gli eventi del regno del Valois alla mitologia greca. Al Primaticcio si devono la camera della duchessa di Etampes e il salone da ballo. Gli affreschi del Primaticcio e di Niccolò dell’Abate costituscono il punto di partenza della scuola di Fontainebleau, importante corrente pittorica che raggiunse il suo culmine sotto Enrico II.
Nel XVIII secolo fece la sua apparizione lo stile rococò (Sala del Consiglio) e in seguito lo stile pompeiano (gabinetto di Maria Antonietta). L’antica camera dei re fu trasformata da Napoleone in un solenne salone del Trono.

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