Città del Vaticano

La Città del Vaticano, centro della Cristianità e sede del Papato, è Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1984. Vanta un insieme unico di capolavori, anzi l’intera città può essere considerata a giusto titolo un’immensa opera d’arte, che riunisce in sé magnifici parchi, superbi musei e splendide opere architettoniche, quali la Basilica di San Pietro, opera dei più brillanti artisti del Rinascimento, che, con l’omonima piazza, costituisce il più grande edificio religioso del mondo.

La Città del Vaticano, sorta sulla base dei Patti Lateranensi stipulati tra la Santa Sede e l’Italia l’11 febbraio 1929, è lo Stato più piccolo del mondo: si estende su una superficie di 44 ettari, di un terzo è occupato da edifici, un terzo da cortili e piazze e per il resto da curatissimi giardini. L’entrata principale è costituita dall’Arco delle Camane in Piazza San Pietro, dove si innalza il più grande tempio della Cristianità: la Basilica di San Pietro.
La chiesa attuale sorge sulle fondamenta dell’antica basilica di Costantino, fondata nel 324 d.C. da Papa Silvestro I per accogliere degnamente le spoglie dell’apostolo Pietro, martirizzato a Roma all’epoca di Nerone. Davanti al suo altare maggiore vennero incoronati diversi imperatori, fra i quali lo stesso Carlo Magno nella notte di Natale dell’anno 800.

Nel 1452, sotto il pontificato di Niccolò V, furono commissionati a Bernardo Rossellino dei lavori di ristrutturazione della Basilica, ma tre anni dopo, alla sospensione dei lavori, le pareti raggiungevano i tre metri d’altezza. Nel 1506 Papa Giulio II decise di abbandonare l’opera di restauro dell’antica Basilica e di procedere al suo totale abbattimento al fine di costruire una nuova chiesa. Il compito venne affidato a uno dei più grandi architetti del tempo, il Bramante, che ideò una pianta a croce greca e una grande cupola centrale sul modello del Pantheon di Agrippa. Alla sua morte il progetto non era stato ancora portato a termine, e i suoi successori continuarono i lavori sempre indecisi tra la pianta a croce greca e quella a croce latina.

Nel 1546 Michelangelo, su incarico di Papa Paolo III, riprese il progetto del Bramante e iniziò la costruzione di una gigantesca e luminosa cupola a doppia calotta, che fu conclusa solo fra il 1588 e il 1590 sotto la direzione di Giacomo della Porta e di Domenico Fontana. Si tratta di un’opera veramente prodigiosa, straordinaria per la sua leggerezza, che sembra levarsi nel cielo a dispetto delle enormi dimensioni.
Poco tempo dopo, nel 1606, Papa Paolo V optò definitivamente per la pianta a croce latina e affidò a Carlo Maderno l’allungamento di una delle navate e la costruzione della facciata barocca, che con la sua mole occulta parzialmente la cupola centrale.

L’incarico di concludere e decorare la Basilica secondo i canoni barocchi fu affidato al grande architetto e scultore Gian Lorenzo Bernini.
Sotto la sua direzione venne terminata anche la grandiosa piazza San Pietro, di forma ellittica e con dimensioni che raggiungono i 320 metri di lunghezza e i 240 di larghezza. Il colonnato che lo circonda è formato da due semiellissi poste una di fronte all’altra, ognuna scandita da 142 colonne. Altrettante statue coronano la balaustra.

Nel 1586 al centro della piazza venne innalzato un enorme obelisco che, trasportato a Roma da Eliopoli al tempo di Caligola, si trovava al Circo Vaticano; ai lati vi sono due fontane barocche: quella a destra, di Maderno e, quella a sinistra, di Fontana.

Il grandioso interno della Basilica di San Pietro custodisce inestimabili tesori artistici. Nella prima cappella a destra si trova il gruppo marmoreo della Pietà di Michelangelo.
Nel fondo dell’abside c’è la fastosa cattedra di San Pietro, opera in bronzo del Bernini, sostenuta da quattro statue dei Dottori della Chiesa.
Sempre del Bernini è il fastoso baldacchino barocco, fuso con il bronzo prelevato dal Pantheon.

Il primo nucleo dei Palazzi Vaticani, complesso architettonico di enorme valore storico e artistico, risale al V secolo e s’ingrandì nel corso del tempo, specie quando, di ritorno da Avignone (1377), i papi scelsero il Vaticano come loro residenza.
La struttura occupa un’area di 55 mila mq, cui 25 mila suddivisi in 20 cortili; le stanze, le cappelle e i saloni sono circa 1400.
All’interno dei Palazzi sono ospitati i Musei Vaticani, vasto complesso di musei e gallerie che comprende, tra l’altro, la più grande raccolta di antichità del mondo, con sezioni dedicate all’arte egizia, etrusca, greca e romana. Tra i tanti capolavori citiamo l’Apollo del Belvedere (scultura romana del II secolo, copia di un’opera dell’Agorà di Atene) e il gruppo del Laocoonte, rinvenuto nel 1506 nei pressi della Domus Aurea neroniana.
Il percorso museale conduce anche alla visita della Pinacoteca, con opere dall’XI al XIX secolo, all’Appartamento Borgia, decorato dal Pinturicchio, alla Cappella Sistina e alle Stanze di Raffaello.

L’appartamento di Giulio II ospita le Stanze di Raffaello, meraviglioso capolavoro al quale l’artista di Urbino lavorò fino alla morte, sopravvenuta nel 1520.
Nella Stanza della Segnatura spiccano la Disputa del Sacramento e la Scuola di Atene (in questo celeberrimo affresco Aristotele, Socrate e Platone e altri grandi del pensiero e dell’arte testimoniano la grandezza della religione e delle filosofia).
Nella Stanza di Eliodoro vi sono la Liberazione di San Pietro e nella sala da pranzo privata del pontefice l’Incendio di Borgo.

Cappella Sistina

La Cappella Sistina ospita i conclavi e le più solenni cerimonie della Santa Sede. Di pianta rettangolare con volta a botte e piccole volte laterali, fu costruita fra il 1475 e il 1480 per volontà di Papa Sisto IV (ulteriori ritocchi vennero ordinati da Giulio II, Leone X, Clemente VII Paolo III).
La Cappella è lunga 40,23 metri e larga 13,40; raggiunge i 20,70 m. di altezza. Tali dimensioni sarebbe le stesse del celebre Tempio di Salomone di Gerusalemme, raso al suolo dai Romani nel 70 d.C.
Gli affreschi alle pareti, dedicati alla vita di Mosè e a quella di Gesù, vennero eseguiti da Sandro Botticelli, il Pinturicchio, il Perugino, Domenico Ghirlandaio, Cosimo Rosselli, Pietro di Cosimo e Luca Signorelli. I disegni degli arazzi, invece, vennero commissionati da Papa Leone X a Raffaello Sanzio.

Nel 1508 Papa Giulio II commissionò al grandissimo Michelangelo Buonarroti la decorazione della volta che originariamente rappresentava un cielo stellato (dipinto da Pier Matteo d’Amelia): il lavoro si protrasse per quattro anni, a ritmo febbrile, mentre l’artista protestava presso il pontefice, sentendosi inadeguato – lui scultore – per un’opera di pittura così impegnativa. Dipinse da solo, steso sulle impalcature, e alla fine il capolavoro di tutti i tempi fu compiuto.
Gli affreschi di Michelangelo illustrano la storia della Creazione e del peccato originale, la cacciata dall’Eden, il diluvio, il sacrificio di Noè, le Sibille, i Profeti, le Salvazioni di Israele e, nelle otto vele del soffitto e nelle 14 lunette, le 42 generazioni, da Abramo a San Giuseppe.

Ventitré anni dopo, Clemente VII incaricò Michelangelo di affrescare la parete di fondo della Cappella. Duecento mq con 391 figure furono dipinti in 450 giornate: il Giudizio Universale. Il gesto di un Cristo giudice, al quale si affianca la Vergine, sprofonda nel baratro i dannati attesi da Caronte e da Minosse; i giusti sono elevati al Cielo, accompagnati da angeli in uno sfondo apocalittico, illuminato da una livida luce.

Alcune curiosità. Tra i motivi ornamentali che adornano la volta, Michelangelo dipinse un gran numero di ghiande; la ragione è semplice: la ghianda è il frutto della quercia, simbolo dei Della Rovere, la famiglia di Giulio II che l’artista voleva omaggiare.
In piena Controriforma cattolica, poco dopo la morte del Buonarroti (1564), alcuni nudi del Giudizio Universale vennero considerati osceni e coperti da appositi drappeggi e “braghe” dipinte sui loro genitali. Per l’ingrato compito venne scelto un ex allievo di Michelangelo, Daniele da Volterra, passato alla storia con il soprannome di “Braghettone”.
Il Giudizio Universale fu oggetto di una curiosa vendetta di Michelangelo nei confronti del cerimoniere di Papa Paolo III, Biagio da Cesena, tra i primi a criticare le nudità dell’affresco. L’artisto lo immortalò con le fattezze del mostruoso Minosse, facendogli mordere i genitali da una serpe.
Si ritiene che la pelle scuoiata tenuta in mano da San Bartolomeo riproduca le fattezze, deformate, di Michelangelo.

Gli affreschi sono stati oggetto di numerosi restauri, l’ultimo dei quali si è protratto dal 1980 al 1992, per liberarli dalla patina lasciata dal fumo delle candele e dai diversi strati di colla aggiunta alla pitture per sostenere il colore.

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