Opere di Antoni Gaudì

Patrimoni Unesco dal 1984 (sito esteso nel 2005). La lunga collaborazione tra l’architetto Antoni Gaudì (1852–1926) e l’industriale Eusebi Güell portò alla creazione di opere geniali, nonché al rinnovamento dell’architettura e della tecnologia edile durante il XIX e XX secolo. Il sito Unesco include sette opere, tutte comprese nell’area urbano o immediatamente circostante Barcellona: Parc Güell; Palacio Güell; Casa Milà; Casa Vicens; Facciata della Natività e Cripta de La Sagrada Familia; Casa Batlló; Cripta nella Colonia Güell.
Attorno alla figura di Antoni Gaudì persiste tutt’oggi un’aurea di mistero. Con tutta probabilità, il primo elemento che ostacola l’immediata comprensione della sua opera architettonica è la misteriosità innata comune a tutti i grandi geni e, in ultima analisi, a tutti gli esseri umani. Il fenomeno viene acuito dal fatto che l’artista volle mantenere attorno alla sua figura un velo di silenzio.
La sua poetica si basa sul misticismo, sulla religiosità e sulla profonda connessione fra la forma e la natura. Per Antoni Gaudì la forma proviene direttamente dalla natura, primaria creazione di Dio.

Parc Güell

Il Parc Güell è la creazione più colorata dell’architetto Antoni Gaudì. Voluta intorno al 1890 dal conte Eusebi Güell, doveva ospitare una città giardino in una posizione insuperabile, con una splendida vista sul mare e la pianura di Barcellona. Si trova infatti in una tenuta della Muntanya Pelada, quartiere barcellonese di La Salut.
Il desiderio di Güell era quello di ritornare a ciò che è naturale, salutare, e di fuggire dall’insalubrità industriale. Ben poco del maestoso progetto, che prevedeva edifici pubblici decorati, 60 case e giardini all’italiana, diventò realtà. Ciò che vediamo noi oggi fu completato tra il 1910 e il 1914, mentre il parco venne aperto al pubblico nel 1922. Tra il 1900 e il 1903 si portarono a termine gli edifici principali del Parco: i muri, la scala principale, i padiglioni. Da segnalare nei padiglioni il carattere immaginativo, lirico e cromatico, così come la plasticità degli elementi come la torre coronata dalla croce a quattro braccia.
I comignoli a forma di fungo – amanita muscaria – sono un chiaro riferimento estetico e simbolico visto che tradizionalmente si associano al mondo della magia e delle favole, dei druidi e degli sciamani, degli gnomi e delle streghe.
Ricca di atmosfera è la Sala delle Colonne, o Sala Ipostila. Si tratta di uno spazio coperto da 86 colonne storte e scanalate, ispirate all’ordine dorico e coronate da una trabeazione che integra anch’essa forme derivanti dagli stili classici, rallegrato da mosaici in ceramica e vetro. Le colonne esterne si inclinano, insieme alla trabeazione, seguendo un movimento ondulatorio, fortemente contrario alle norme della composizione classica, che accentua la percezione del proprio ruolo strutturale donando un forte carattere all’insieme architettonico. I lambris del soffitto del colonnato, attribuiti a Jujol, presentano figure coloriste di soli, meduse, ecc.
Sopra alla Sala delle Cento Colonne, raggiungibile da una rampa di scale fiancheggiata da animali in ceramica, si trova la Gran Plaça Circular, uno spazio aperto ondulato con mosaici colorati e una panca serpeggiante di 152 metri, realizzata da Josep Jujol. La panchina è decorata con figure astratte coetanee dei primi dipinti non figurativi di Kandinsky.
La Scala Monumentale ha inizio nella piazza di ingresso ed è incorniciata da due muri convessi dotati di merlatura. Si tratta di una scalinata doppia e divisa in rampe che porta alla Sala delle Colonne. Essa  è ricca di curiosi particolari: innanzitutto si vedono delle forme capricciose e persino grottesche, una fontana a forma di testa di serpente sullo scudo della Catalunya, la salamandra (animale leggendario, carico di simbolismo) dai colori molto accesi; più in alto si possono ammirare elementi scultorei decorati da frammenti di ceramica.

Palazzo Guell

In Via Nou de la Rambla si erge questo maestoso palazzo costruito da Antoni Gaudì per Eusebi Güell y Bagicalupi (1886-1888). Güell scelse un insolito architeto per erigere non una casa bensì un palazzo, che avrebbe poi ostentato in occasione di esposizioni, concerti, etc. La stranezza di Gaudì esprimeva il nuovo linguaggio della borghesia, creato per narrare una nuova storia dove il mecenate assume il ruolo da protagonista. Questo palazzo diventa quindi una metafora che si innalza dall’oscura cantina della povertà fino alla festa di colori del tetto, culminata nel sole aureo della ricchezza.
In tutto il palazzo, l’architetto catalano utilizzò materiali nobili come il marmo e il ferro battuto. Gli artistici soffitti a cassettoni sono delle solide strutture di sostegno; la cupola è formata da pezzi esagonali perforati che lasciano penetrare la luce in modo tale che tutto l’insieme sembri una volta celeste dove brillano le stelle.

La Pedrera (Casa Milà)

La vedova Roser Segimon, erede di una cospicua fortuna accumulata dal marito in America, si sposò una seconda volta con Pere Milà, un noto uomo d’affari barcellonese. A seguito di questo ricco matrimonio volle costruirsi un sontuoso edificio in Passeig de Gracia e assunse l’architetto più caro e più costoso dell’epoca: Antoni Gaudì. La costruzione, che durò dal 1906 al 1912, diede come risultato un edificio monumentale, ma provocò anche delle gravi discrepanze tra l’architetto e i coniugi Milà. Casa Milà, o Pedrera, fu l’ultima opera civile di Gaudì.
La struttura de La Pedrera presenta dei muri portanti interni, soluzione architettonica con la quale l’edificio si sostiene mediante colonne che tolgono il peso dalle facciate. L’imponente facciata ondulante della casa Milà insinua la vita  e il movimento della pietra; come se fosse la chiglia di una nave, l’insieme di archi catenari di mattoni sostiene il peso della terrazza. Le ringhiere dei balconi, vere e proprie sculture in ferro, furono create da Jujol a partire dalla prima che disegnò e forgiò lo stesso Gaudì.
Da notare: le porte in ferro battuto che coprono l’ingresso come se fossero ragnatele; il tetto dell’edificio che ricrea un mondo onirico e suggestivo dove comignoli e condotti di ventilazione si trasformano in inquietanti forme antropomorfiche.

Casa Vicens

Si tratta della prima opera importante di Gaudì. Situata nella via de Les Carolines, venne costruita da il 1883 e il 1888 dietro volere del fabbricante di azulejos Manuel Vicens Montaner. Lo stile mudejar – molto usato dagli artisti catalani del tempo – viene ricerato e superato in questo palazzo dove l’accostamento tra mattoni e azulejos viene presentato con una forza straordinaria.
L’edificio è ricoperto di ceramica disposta in forme geometriche: gli azulejos furono disegnati da Gaudì seguendo come modello le rose d’India che crescevano nella tenuta.
Gaudì tratta in modo speciale gli angoli della casa al fine di evitare la rigidità: questo aspetto è particolarmente evidente nei balconi.

Facciata della Natività e Cripta de La Sagrada Familia

Nel 1882 ebbe inizio la costruzione della Sagrada Familia. Il suo promotore, Josep Bocabella commissionò l’opera all’architetto Francisco de Paula de Villar che, nel 1883, venne sostituito da Gaudì. A partire da quel momento, i lavori del tempio accompagnarono tutta la vita del grande architetto catalano. Il tempio, che verrà poi chiamato “Cattedrale dei Poveri”, doveva finanziarsi esclusivamente mediante donazioni; i lavori sono ancora in corsa e seguono i plastici e i disegni lasciati da Gaudì.
Nel 1892 egli iniziò la facciata della Natività.

Casa Batlló

La Casa Batlló si trova a Barcellona, in Passeig de Gràcia 43. Nel 1904 Josep Batlló Casanovas, autorevole industriale operante nel settore tessile, conferì a Gaudì l’incarico di rinnovare un semplice palazzo comprato l’anno prima, ma edificato nel 1877 sulla via principale del quartiere modernista dell’Eixample, area prediletta dalla facoltosa borghesia catalana. Quando ci si riferisce a questa zona specifica di Barcellona, si usa parlare di ‘isolato della discordia’ in quanto si trovano affiancati l’uno all’altro palazzi che sono  perfetta espressione del genio di architetti in forte competizione tra loro: ogni costruzione rivela i loro intenti, le loro peculiarità e il diverso modo di intendere l’arte in genere e l’architettura in particolare. Il fabbricato originale di casa Batlló era circoscritto in uno spazio abbastanza stretto, allungato e rettangolare. Il lavoro di Gaudí, portato a termine nel 1907, trasformò profondamente l’aspetto del palazzo, rivoluzionando la facciata, ingrandendo il cortile centrale ed aggiungendo due piani all’impianto antecedente.
La facciata di Casa Batlló è caratterizzata da un insieme di forme sinuose, molto lontane dagli stili classici. Il colore dominante, una luminosa tonalità di indaco che vira sull’azzurro e sul verde, rimanda a quello del mare: proprio come l’acqua penetrata dai raggi del sole, diventa trasparente; inoltre il movimento delle ombre sulle pietre ricorda la sabbia presente sui fondali marini. Questo particolare effetto viene raggiunto grazie all’utilizzo del trencadìs, ovvero il rivestimento con vetri istoriati e ceramiche, e all’ondulazione del muro, che dona la sensazione di una enorme tenda mossa dal vento. Tutte queste opzioni stilistiche palesano l’interesse di Antoni Gaudì per le forme morbide ispirate alla natura.
La decorazione di Casa Battlò, alla quale collaborò anche Josep Maria Jujol, manifesta un vivido linguaggio modernista. Lo stupore con cui i barcellonesi accolsero l’opera dell’architetto catalano, produsse nomi curiosi quali ‘casa delle ossa’ o ‘casa degli sbadigli’.
Ma non è solo l’esterno a stupire. L’armonia strutturale si combina con l’effetto estetico creando suggestivi interni pieni di particolari. Le porte della scala comunitaria sono decorate con forme intagliate in rilievo, simili alle ossa. Nel piano nobile, il disegno dei mobili e i lavori di ebanisteria mettono in luce la preoccupazione di Gaudì per i dettagli: i dischi di pasta vitrea delle porte ricordano i colori vivaci della facciata.
La ceramica bulbiforme che sostiene la croce dalle quattro braccia proviene da Maiorca. Le squame del tetto sono opera di Pujol e Baucis.

Cripta nella Colonia Güell

Eusebi Güell stabilì una colonia di operai presso Santa Coloma de Cervellò. Qui, Gaudì doveva far sorgere una nuova chiesa della quale alla fine, si potè costruire solo la cripta. L’architetto, che aveva iniziato il progetto nel 1898, abbandonò la direzione dei lavori nel 1914. L’insieme è forse il capolavoro di Gaudì, in termini di superamento della complessità e di intrinseca singolarità.

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