Kiev, cattedrale di Santa Sofia e laura di Kievo-Pechersk

La cattedrale di Santa Sofia, con relativi edifici monastici, e la laura di Kievo-Pechersk d Kiev sono Patrimoni dell’Umanità UNESCO dal 1990. La cattedrale si caratterizza per l’originale struttura e per la ricchezza di mosaici e affreschi. La laura, fondata all’inizio dell’XI secolo ma interamente ricostruita nei Seicento, svolse un ruolo fondamentale come centro religioso e culturale. Il suo prestigio permise la diffusione del cristianesimo ortodosso in Ucraina.

Fra parchi e giardini, sulle rive del Dnepr, sorge Kiev, “la madre delle città russe”, la capitale dell’Ucraina che nel 1982 ha celebrato i 1500 anni di vita. Sotto Jaroslav il Saggio (1016-1054), figlio del grande principe Vladimiro il Santo, vennero costruiti secondo i dettami dello stile bizantino i primi monasteri e le prime chiese, che ben presto si trasformarono in luoghi di pellegrinaggio.
Jaroslav il Saggio iniziò la costruzione della cattedrale di Santa Sofia nel 1037, sostituendo quella allora esistente di Nostra Signora della Decima, la prima di Kiev, fatta edificata dalla duchessa Olga (952). Jaroslav, che alla sua morte venne sepolto nella cappella nord della cattedrale, volle così emulare l’imperatore Giustiniano che, 500 anni prima, aveva fatto erigere un tempio con lo stesso nome a Costantinopoli.
Subito la cattedrale svolse un ruolo preminente come chiesa metropolitana. Ubicata sul colle più alto della città, al crocevia delle quattro principali vie di ingresso a Kiev, Santa Sofia colpiva immediatamente i pellegrini per la sua grandiosità. A partire dal 1663 fu affiiancata da varie dipendenze monastiche che, costruite per la maggior parte in legno, vennero distrutte da un incendio nel 1697 e riedificate in pietra due anni dopo.

La chiesa univa in sé tutte le caratteristiche delle antiche costruzioni nazionali e le arricchiva di grande valore artistico. Era il luogo dell’incoronazione dei principi ucraini e, all’inizio del XVIII sec., Pietro I il Grande vi festeggiò la vittoria sugli Svedesi. Nel 1707 al vasto edificio venne dato l’aspetto attuale e, nel corso del secolo, vennero costruiti il campanile, il Palazzo Metropolitano, un seminario, la porta ovest, la torre di ingresso sud e nuove dipendenze.
Dietro all’alto campanile a quattro piani, sovrastato da una cupola a bulbo dorata, risplendono le numerose cupole costruite in uno stile che ricorda il barocco.
L’interno, al contrario, si ispira alle antiche chiese russe e custodisce spendidi mosaici e affreschi. Santa Sofia fu concepita come una basilica a 5 navate, con una cupola centrale e 12 secondarie, simboli di Gesù Cristo e degli Apostoli. La disposizione delle 5 absidi a est e la doppia fila di loggiati che terminano in torri asimmetriche conferiscono al complesso un aspetto molto caratteristico.
L’interno è impreziosito da mosaici in stile bizantino, che coprono complessivamente 260 mq di superficie, e da numerosi affreschi, annoverati tra i migliori esempi dell’arte bizantina.

Kievo-Pechersk (letteralmente “monastero delle grotte”) venne fondato all’epoca di Vladimiro il Santo (980-1015). Nel lunguaggio della Chiesa ortodossa, laura è il termine che contraddistingue i quattro principali centri religiosi dell’antico stato russo: oltre a Kievo-Pechersk, il monastero della Trinità di San Sergio a Zagorsk, quello di Pocajevsk in Volinia e quello di Alexandr Nevskij a San Pietroburgo.
La fondazione del complesso di Kiev si deve a un gruppo di religiosi che, guidatidal monaco Teodosio di Pechersk, si stabilirono nelle grotte sulla riva del Dnepr. Con il passare del tempo il monastero giunse ad avere sotto la sua giurisdizione più di 200 villaggi e la sua importanza quale centro religioso e culturale varcò i confini dell’Ucraina.
Kievo-Pechersk venne devastato dai Mongoli (1240) e dai Tartari (1416 e 1482), ma nel Seicento venne ricostruito. Nel 1615 venne creata la stamperia (oggi Museo del Libro), importante centro di diffusione di libri storici e religiosi.

I monaci seppellivano i membri del proprio ordine nelle catacombe della parte inferiore del recinto dove, grazie alla natura calcarea della roccia, centinaia di corpi si sono conservati mummificati. Il fenomeno venne per secoli interpretato come un miracolo che richiamava migliaia di pellegrini.
Le grotte sono divise in due gruppi: le catacombe “vicine” (raggiungibili attraverso la chiesa di Ognissanti) e quelle “lontane” (accessibili dalla chiesa di Anna Zatchatievskaia).
Nel 1926, in seguito alla sovietizzazione del Paese, il monastero venne trasformato in museo. Durante il secondo conflitto mondiale, fra i moltissimi danni subiti dal complesso, si verificò la quasi completa distruzione della chiesa della Dormizione di Santa Maria (XI sec.).

Per accedere al complesso religioso, oggi profondamente restaurato, si possono percorrere due diversi passaggi situati al di sotto di altrettante chiese. La chiesa Portale o della Trinità, coronata da una cupola dorata, costituisce l’entrata principale. In essa è visibile la mano del grande architetto italiano Bartolomeo Rastrelli (padre, tra le altre cose, del Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo), che le impresse il sigillo dello stile barocco. La chiesa che sovrasta l’entrata sud risale al XVIII sec. e, benché sia costruita in forme semplici, è molto rappresentativa dell’arte ucraina.
L’attuale campanile del monastero, alto 96 metri, ha sostituito quello originale più antico: realizzato tra il 1731 e il 1745 presenta 4 livelli architettonici diversi, il primo in pietra con spigoli smussati, il secondo a 32 colonne, il terzo a 16 e l’ultimo a 24. Lo spazio tra le colonne crea un gioco di luci che conferisce eleganza a tutta la torre campanaria.

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