Ibiza, biodiversità e cultura

Ibiza, con la sua biodiversità e la sua cultura, è Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1999. L’isola conserva importanti vestigia del suo suo glorioso passato: i siti archeologici di Sa Caleta e di Puig des Molins testimoniano il ruolo strategico e commerciale detenuto da Ibiza nel bacino del Mediterraneo, specialmente in epoca fenicia e cartaginese, mentre la Città Alta, cinta da poderose fortificazioni, rappresenta un gioiello di architettura militare del Rinascimento. Dal punto di vista naturalistico questo sito è uno straordinario esempio di interazione fra gli ecosistemi marini e costieri. Le praterie sottomarine di posidonia, una pianta acquatica che vive esclusivamente nei fondali mediterranei, ospitano e alimentano varie forme di vita sottomarina.

Sulla costa orientale di Ibiza, nel 654 a.C. i Cartaginesi fondarono Ebysos (la città di Bes, un dio egizio) che, grazie alla sua posizione strategica, fu al centro delle rotte di navigazione nel Mar Mediterraneo per due millenni. Anticamente l’economia locale era basata, oltre che sul commercio via mare, sullo sfruttamento delle saline e sull’agricoltura, resa fiorente dall’abbondante presenza di acqua dolce (nella zona di El Soto sono ancora visibili resti di cisterne puniche).
Già alleata di Roma, nel 902 l’isola cadde in mano agli Arabi. Risalgono a tale epoca le rovine di una grandiosa muraglia di terra e di una medina, delimitata da una cinta muraria, che occupava un’area di 4 etteri.
Gli Spagnoli conquistarono la regione nel 1235 e nella città di Ibiza edificarono un castello, possenti baluardi e la cattedrale in stile catalano-gotico. Nel XVI sec. Filippo II sviluppò un piano strategico per difendere le vie di comunicazione tra la Spagna e l’Italia: Ibiza fu così dotata di un nuovo sistema di fortificazioni che ne fece il baluardo più munito del Mediterraneo occidentale. Il progetto, affidato a Giovan Battista Calvi, rappresenta una mirabile sintesi delle concezioni di architettura militare del Rinascimento e costituì il prototipo delle città fortificate spagnolo nelle Americhe.

Città Alta

Il primo elemento incluso nel Patrimonio dell’Umanità è la Città Alta, la parte più vecchia di Ibiza. Edificata su un promontorio affacciato sul mare, costituisce un eccellente esempio di acropoli fortificata.
La sua architettura e la sua fisionomia non sono state alterate dagli interventi cinquecenteschi, e ciò ha permesso un’eccezionale conservazione della stratificazione sia delle mura sia del tessuto urbano dei primi insediamenti fenici, così come del periodo arabo e catalano, fino ai bastioni rinascimentali.

Puig des Molins

Il secondo elemento è la necropoli fenicio-punica di Puig des Molins, che si estende nella parte sud-ovest della Città Alta. I metodi di sepoltura cambiarono nel corso del tempo: al principio, a partire dal VI sec. a.C., le ceneri dei defunti dopo la cremazione venivano depositate in grotte naturali; in seguito si procedette all’escavazione di pozzi e di camere mortuarie. Usata anche in epoca romana e fino al VII sec. d.C. Puig des Molins, con oltre 50 mila mq di superficie e 3 mila ipogei, è una delle necropoli più estese al mondo. Dal punto di vista archeologico riveste un grandissimo valore, dal momento che costituisce un modello di riferimento che offre una sequenza cronologica singolarmente prolungata. Dal punto di vista paesaggistico è un interessante esempio di concentrazione di valori naturali e culturali all’interno di un centro urbano.

Sa Caleta

Il terzo elemento è il sito archeologico di Sa Caleta, che si trova su una penisola pianeggiante tra la spiaggia di Godolar e Punta Yondal. L’insediamento fu fondato dai Fenici verso la metà del VII sec. a.C. e abbanondato nel 590 a.C., quando i suoi abitanti si trasferirono in una nuova città situata in un luogo migliore: la baia di Ibiza. Gli scavi archeologici hanno portato alla luce muri spessi da 45 a 60 cm che delimitavano costruzioni di pianta quadrata, distinte tra loro da via e piazzette irregolari, una delle quali conserva la base del forno comune per il pane. L’insediamento occupava un’area di 4 ettari e doveva essere composto da circa 800 persone, con una struttura sociae egualitaria e un’economia basata sulla metallurgia, sull’agricoltura, sulla pesca e sull’estrazione del sale.

Posidonia

L’elemento naturalistico è costituito dalle praterie di posidonia che caratterizzano i fondali di Ibiza e Formentera. Esse sono tra le piuù importanti del Mediterraneo, sia per l’eccellente stato di conservazione, sia per l’estensione, soprattutto nella zona di ses Salines, la riserva naturale inclusa nel Patrimonio Unesco.
La posidonia, che viene spesso confusa con un’alga, è un vegetale superiore che produce fiori, frutti e semi. E’ composta da in insieme di filamenti sotterranei piantati nei sedimenti, dai quali si dipartono verso il basso radici avventizie e verso l’alto ciuffi di foglie; queste ultime sono larghe un centimetro e lunghe da 20 cm fino a un metro e anche più. Si moltiplica tramite polloni e tesse intrecci di rizomi germoglianti fino a formare una stuoia nodosa, compatta, fibrosa, capace di resistere alle tempeste più violente. Le sue foglie crescono fitte e la prateria si innalza creando una barriera simile a quella costruitda dai coralli nei mari tropicali. Il ruolo svolto dalle praterie di posidonia è fondamentale: ossigenano l’acqua attraverso la fotosintesi e la purificano, proteggono le spiagge sabbiose e le dune, ma soprattutto ospitano una comunità animale e vegetale ricchissima di specie.

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