Borsa della Seta di Valencia

La Borsa dei Mercanti, chiamata anche Casa delle Contrattazioni e Borsa della Seta di Valencia perché per lungo tempo fu il luogo in cui si affettuavano le contrattazioni relative a questo tessuto, è Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1996. Oltre a rappresentare uno dei migliori esempi del gotico civile spagnolo, è uno dei simboli dell’importanza del commercio nelle grandi città del Mediterraneo durante il Rinascimento e le epoche successive, nonché un monumento ai cittadini più intraprendenti. La bellezza del Salone delle Contrattazioni insieme alla decorazione del soffitto della sala principale del Consolato fanno di quest’edificio un’opera d’arte di portata universale.

Costruita nel XV secolo da Pere Compete, la Borsa della Seta di Valencia è contemoranea a quella di Barcellona e di Palma. Inizialmente riservata al commercio dell’olio, fu in seguito destinata alla seta e ai commerci marittimi, ospitando poi il Consolato del Mare e la Tavola di Valencia. Oggi, oltre a continuare a svolgere le sue funzioni commerciali, è sede dell’Accademia di Cultura di Valencia e ospita mostre e manifestazioni musicali.
La Borsa (in spagnolo Lonja de la Seda) occupa circa 1990 mq ed è costituita da tre corpi e un giardino. L’edificio, un complesso di tre piani l’ultimo dei quali merlato, ha un aspetto massiccio, ma nello stesso tempo si presenta con una certa leggiadria sottolineata nelle gronde del tetto, dagli stemmi e dai rilievi che la adornano.


Il corpo di destra, che comprende il Salone delle Contrattazioni, è una costruzione rettangolare e simmetrica alla quale si accede da Piazza del Mercato attraverso una scalinata. Il fulcro è costituito da una bella porta ad arco acuto, fiancheggiata da due finestroni gemelli ornati da motivi geometrici. La volta sovrastante è delimitata da gruppi scultorei, con angeli che sostengono lo stemma della città. Di particolare interesse il capitello che ridefinisce la bifora del portone principale: rappresenta la flagellazione di un uomo nudo, una sorta di monito per i mercanti senza scrupoli. Quattro gronde con forme di animali fantastici sovrastano la cornice che delimita la facciata.
Accanto a questa sala si erge il torrione, con tre finestre e gronde sotto la merlatura. Notevole la scala a chiocciola interna con 110 gradini senza asse centrale, un vero e proprio vanto tecnologico per l’epoca, con il corrimano intagliato nella stessa parete.

La sala del primo piano del torrione ha un soffitto piato e, insieme al piano superiore, fu anche usata come prigione. Questa torre, che divide l’edificio esattamente a metà, fa da collegamento con il corpo di sinistra, il Padiglione del Consolato che, privo di accessi dall’esterno, presenta finestre di forma diversa a seconda dell’altezza. Nel muro del giardino, un tempo chiamato “degli Aranci”, si affaccia un balcone porticato con finestre gotiche. Sul giardino si apre anche la magnifica porta che dà accesso al Consolato. In uno degli angoli spicca la sporgenza della scala a chiocciola.
Il Salone delle Contrattazioni ha un soffitto sostenuto da 24 colonne a spirale, 8 delle quali isolate e 16 addossate alle pareti delle sue tre navate, e un pavimento di marmo di diversi colori.

La prima pietra dell’attuale Borsa venne posata nel 1482 e la sua costruzione fu conclusa nel 1498. L’intero complesso, compresi il Consolato e il giardino, fu concluso nel 1533. Le opere furono finanziate dal Consiglio della Città per mezzo di un’istituzione bancaria municipale, la Taula de Canvis i Deposits, fondata nel 1408.
Nel 1531 si decise di costruire la “Cernia”, una conduttura per portare acqua all’orto della Borsa e rifornire la sua fontana. Nel 1577 si collocò un’inferriata alla porta che dà sulla strada: in questa delibera edificio viene chiamato per la prima volta “Borsa Nuova”, per distinguerla da quella dell’olio (la Borsa Vecchia).
Con l’avvento dei Borbone nel 1707, la Borsa della Seta fu destinata a caserma. Ritornata poi alle sue funzioni originarie, vi si stabilì il Tribunale del Consolato.


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