Batalha, monastero

Il monastero di Batalha, in Portogallo, è Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1983. Esso fa parte della grande famiglia dei monasteri cistercensi europei ed è una delle maggiori opere dello stile manuelino portoghese, ma anche, e soprattutto, il simbolo della dignità del popolo lusitano e sulla sua volontà di conservare la propria identità e indipendenza.

La lunga storia del Portogallo quale stato indipendente risale agli inizi del XII secolo quando, dopo una clamorosa vittoria contro i Mori, il Conte Alfonso Henriques assunse il titolo di Alfonso I di Portogallo. Era quella un’epoca di violente lotte politiche e frequenti spostamenti di frontiere, in gran parte dovuti all’avanzare dei regni cristiani verso la penisola iberica meridionale, nell’ambito della Reconquista dei territori occupati dagli arabi alla fine dell’VIII sec.
Con la morte di Ferdinando I (1383), e quindi con l’estinzione della dinastia borgognona iniziata con Alfonso I, si produsse una situazione critica per il Portogallo, poiché l’unica erede al trono era la figlia del re, Beatrice, sposata con Giovanni I di Trastamara, re di Castiglia. Un legittimo timore di perdere la propria indipendenza pervase la corte lusitana, dato che gli unici eredi legali del regno erano i principi nati dal matrimonio fra Beatrice e Giovanni I, i quali, una volta giunti all’età necessaria per salire al trono, avrebbero annesso il Portogallo alla Castiglia. Davanti a questo pericolo, Giovanni, il “Gran Maestro” di Aviz, figlio illegittimo di re Pietro I (predecessore di Ferdinando), prese l’iniziativa. Prima di intraprendere la campagna militare che gli avrebbe consentito di salire al trono, promise che se la fortuna gli fosse stata propizia avrebbe costruito un imponente monastero a Batalha.
Lo scontro fra Giovanni di Aviz e Giovanni I di Castiglia ebbe luogo il 15 agosto 1385 ad Aljubarrota, dove la sorte favorì il lusitano, assicurando così l’indipendenza del Portogallo.

Giovanni di Aviz mantenne la sua promessa e, in memoria della storica vittoria, fondò il monastero di Batalha che, da quel momento in poi, diventò il simbolo dell’indipendenza dello Stato portoghese.
Batalha appartiene alla famiglia dei monasteri cistercensi europei, nonostante modifiche e ampliamenti vi abbiano aggiunto elementi propri di altri contesti artistici. L’architettura cistercense si basava, infatti, su una fusione di romanico e gotico, nata nel 1119 dalla riforma attuata da San Bernardo, che proibiva gli eccessi decorativi borgognoni per ritornare alla sobrietà e alla semplicità dell’ornamento. I lavori vennero affidati all’architetto lusitano Alfonso Domingues e al maestro Huguet.
La chiesa ha una pianta a T di tipo monastico, tre navate su pilastri polistili, transetto e 5 absidi, quelle laterali meno profonde di quella centrale; a un’altezza di oltre 32 m. una volta a crociera copre l’insieme. All’interno si trova una piccola cappella a pianta quadrata coperta da una meravigliosa volta stellata a cupola ottagonale, chiamata Cappella del Fondatore. Qui un alto sarcofago custodisce i resti mortali di Giovanni I (re dal 1385 al 1433) e di sua moglie, la regina Filippa di Lancaster; intorno, i sepolcri dei figli, tra cui quello del principe Enrico il Navigatore, fondatore della prima scuola navale del mondo, che aprì al Portogallo le rotte dell’esplorazione transoceanica.
Al medesimo periodo appartiene il Chiostro Reale, in origine a pianta gotica poi modificata da elementi manuelini, arricchito da un prezioso traforo in pietra. Dal chiostro si accede alla Sala Capitolare coperta da una cupola stellata a nervature impostata su un ottagono, splendido esempio dell’unione di una solida costruzione e di una decorazione apparentemente fragile, che dona leggerezza all’insieme.

Il monastero venne poi arricchito, nei due secoli che seguirono la fondazione, dalla monarchia lusitana. Edoardo I (1433-1438) fece ampliare il coro ed erigere un edificio a pianta ottagonale addossato alle absidi del monastero nel quale si aprono 7 cappelle funerarie destinate a lui e ai suoi discendenti, ma una morte improvvisa gli impedì di terminare l’opera, che venne così chiamata Capelas Imperfeitas.
Emanuele I il Fortunato (1495-1521), che diede il nome al gotico portoghese per eccellenza (lo stile manuelino), mise mano al monastero di Batalha, facendo costruire le volte che ricoprono la Capelas Imperfeitas e la loro facciata. Lo stile manuelino è una sintesi fra la tradizione gotica portoghese, strettamente legata al verticalismo sviluppatosi in Inghilterra, e gli elementi islamici che proliferarono in Portogallo in seguito ai numerosi contatti con i regni mori del sud della penisola. La decorazione, ricca di elementi marinari, è ridondante, sia per lo spazio che occupa sia per la complessità e la varietà dei motivi. Sono presenti, molto frequentemente anche l’emblema reale e la croce dell’Ordine di Cristo.
Emanuele I iniziò anche la costruzione di un vestibolo monumentale e della grande facciata, il cui elemento principale è costituito dal grande finestrone in stile gotico fiorito situato sopra al grandioso portale.
La costruzione del monastero di Batalha finì con Giovanni II (1521-57), che fece erigere un’artistica loggia.

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