Patrimoni UNESCO in Bielorussia

La Bielorussia ospita quattro siti Patrimoni dell’Umanità UNESCO: il Parco Nazionale Belavezhskaya Pushcha/Foresta di Białowieża (1979-1992); il Complesso del Castello di Mir (2000), l’Arco geodetico di Struve (2005) e il Complesso culturale, residenziale e architettonico della famiglia Radziwiłł a Njasviž (2005).

Parco Nazionale Belavezhskaya Pushcha/Foresta di Białowieża

La foresta di Białowieża e la Belovezhskaya Pushcha sono rispettivamente Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1979 e dal 1992. Si tratta di una delle più estese aree naturalistiche dell’Europa ed è divisa fra Polonia e Bielorussia; conserva intatta una vasta foresta mai danneggiata dall’intervento dell’uomo. Proprio per questo motivo venne scelta per la salvezza dell’ultima popolazione del bisonte europeo.
Il Parco Nazionale di Belovezhskaya Pushcha venne creato nel 1991 dal governo bielorusso sugli 876 mila ettari di territorio sottratti a un’antica riserva di caccia. Il contiguo Parco Nazionale di Białowieża, istituito nel 1947, appartiene invece alla Polonia e si estende per oltre 5 mila ettari. Il territorio protetto occupa la zona che fa da spartiacque fra i fiumi che affluiscono al Mar Baltico e al Mar Nero.
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Complesso del Castello di Mir

La costruzione del castello di Mir, Patrimonio UNESCO dal 2000, ebbe inizio alla fine del XV sec., in stile gotico, e venne portata a termine agli inizi del XVI sec. Nel 1568 il castello divenne una proprietà del duca Radziwiłł, che concluse l’opera in stile rinascimentale.
Lungo i muri nord ed est venne edificato un palazzo di tre piani. Le facciate intonacate vennero arricchite con portali calcarei, piastre, balconi e porticati.
Dopo essere stato abbandonato per quasi un secolo e dopo aver subito ingenti danni in epoca napoleonica, il castello venne restaurato alla fine del XIX sec. Durante il secondo conflitto mondiale venne requisito dalle forze d’occupazione naziste e utilizzato come ghetto per la popolazione ebraica, prima dell’apertura dei campi di concentramento.

Arco geodetico di Struve

Patrimonio dell’Umanità dal 2005, è costituito da una catena di triangolazioni geodetiche che attraversa ben dieci Paesi, da Hammerfest in Norvegia fino al Mar Nero, per un totale di 2.820 chilometri (Bielorussia, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Norvegia, Moldova, Russia, Svezia, Ucraina). Tali punti sono stati usati per i calcoli effettuati tra il 1816 e il 1855 dall’astronomo tedesco Friedrich Georg Wilhelm Struve, e rappresentano la prima accurata misurazione di un lungo segmento di meridiano terrestre.

Complesso culturale, residenziale e architettonico della famiglia Radziwiłł a Njasviž

Patrimonio dell’Umanità dal 2005. La tenuta è fra i possedimenti della famiglia Radziwiłł dal 1533. Nel 1582 Mikolaj Krzysztof Radziwiłł iniziò la costruzione di un grande castello a tre piani. La costruzione venne terminata nel 1604; in seguito vennero aggiunte numerose gallerie e gli angoli del castello vennero fortificati con 4 torri ottagonali.
Nel 1706, durante la Grande guerra del nord, l’esercito di Carlo XII di Svezia saccheggiò il castello e ne distrusse le fortificazioni. Parecchi anni dopo la famiglia Radziwiłł invitò alcuni architetti italiani e tedeschi per rinnovare ed allargare il castello. Le porte del XVI secolo furono ricostruite e la torre a due piani fu coronata da un elmo. Risale a quest’epoca l’unione dei tre edifici che si affacciavano sul cortile centrale in un’unica grande struttura. La costruzione più importante a Njasviž è la chiesa del Corpus Christi (1587-1603), unita al castello per mezzo di una diga su di un canale; la chiesa ospita le tombe di 72 membri della famiglia Radziwiłł. Progettata dall’architetto italiano Gian Maria Bernardoni, la chiesa è considerata il primo tempio gesuita costruito sul modello della Chiesa del Gesù a Roma, la prima basilica a cupola con facciata barocca nel mondo, nonché il primo edificio barocco dell’Europa Orientale.
Nel 1770 il castello venne occupato dalle forze russe e la famiglia Radziwiłł ne venne espulsa. Cadde quindi lentamente in rovina. Tra il 1881 e il 1886, dopo essere stato restituito alla famiglia Radziwiłł, il principe Antoni Radziwiłł e la consorte francese Marie de Castellane ne rinnovarono l’interno e fecero realizzare un enorme giardino all’inglese, uno dei più grandi del Vecchio Continente con un’area di oltre 1 kmq.
Nel 1939 la famiglia Radziwiłł venne nuovamente espulsa dal castello da parte delle forze d’invasione dell’Armata Rossa. Durante l’era sovietica esso venne impiegato come sanatorio.
Nel 1994 il complesso del castello venne designato come “riserva nazionale di storia e cultura”. Nel 2002 il piano superiore della residenza venne distrutto da un incendio.

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