Saline reali di Arc-et-Senans

Le saline reali di Arc-et-Senans sono Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1986. Nella loro struttura urbanistica affiora imperiosa l’utopia dell’architetto Claude-Nicolas Ledoux (1736-1806), definito un “visionario illuminato”. Dopo aver realizzato palazzi e residenze, egli si dedicò al progetto delle saline cercando di dare vita a una città ideale.
Formatosi alla scuola di Blondel, Ledoux aveva iniziato la sua carriera come decoratore a Parigi. Presto gli si presentò l’occasione di spostarsi in Borgogna, dove una serie di progetti di chiese e ponti gli donarono una certa notorietà. Al suo rientro nella capitale francese era già considerato un architetto di moda, costruttore di varie residenze e diversi palazzi. Ledoux lasciò il suo testamento artistico in trattato datato 1804, in cui sosteneva che l’uomo che vive in una città urbanisticamente ordinata, con una residenza dignitosa e un lavoro stimolante, deve necessariamente diventare un cittadino giusto e rispettabile, refrattario ai disordini personali e sociali.

Claude Ledoux ricevette l’incarico di progettare le Saline di Arc-et-Senans nel 1771, a 35 anni, durante il regno di Luigi XVI. L’architetto elaborò l’idea di un complesso ambizioso, partendo da piani accuratissimi: l’intenzione era quella di edificare un’ipotetica città ideale, che però non si riuscì mai a realizzare. Due solidi valori morali ispirarono il suo disegno architettonico: la privacy e il rispetto dell’ordine sociale. Il primo è rappresentato da alcuni elementi della Casa del Direttore che “ordinano a colui che si avvicina di abbassare la testa”. Il secondo si riflette in distinte stanze adibite a uso sociale, disegnate per la città che avrebbe dovuto circondare la fabbrica, come la Casa dell’Unione, la Casa del Piacere, il Tempio della Memoria e il “Pacifere” o luogo dalla riappacificazione, spazio riservato alla risoluzione di eventuali controversie familiari.
All’interno dell’abbozzato progetto della città ideale, le Saline giocavano un ruolo fondamentale, in quanto centro del processo economico.

Casa del Direttore delle Saline

Lo schema architettonico presentava una forma classica a semicerchio, in cui due ali si articolavano intorno alla Casa del Direttore delle Saline, caratterizzata da una pianta a croce preceduta da uno stretto portico formato da 6 massicce colonne ispirate allo stile dorico. Questa decorazione trasforma il portico in un elemento imponente, rispettandone il valore simbolico di custode della legge e dell’ordine che Ledoux attribuiva all’edificio. Le pietre rotondeggianti irregolari del portico rievocano le gemme di sale.
Altri 4 edifici chiudono il semicerchio delle Saline. I due più vicini all’edificio principale, simmetrici e uguali fra loro, comprendono gli alloggi di bottai, ferrai, lavoratori delle Saline e fucinatori. Quelli situati agli estremi del semicerchio erano conosciuti come i Padiglioni degli Impiegati, con facciate munite di due colonne dal fusto percorso da anelli cilindrici.

Le Saline dovevano rifornirsi di acqua salata al paese di Salins, distante 21 km dal nucleo industriale. Il rifornimento veniva realizzato attraverso una doppia canalizzazione, installata su tronchi cavi e provvista regolarmente di garitte militari di protezione. Una volta giunta in fabbrica, l’acqua salata veniva riscaldata giorno e notte in grandi depositi alimentati con la legna del vicino bosco di Chaux.
Dopo una serie di problemi economici, le Saline furono abbandonate nel 1895. Nel 1918 un incendio devastò la Casa del Direttore. Otto anni dopo ciò che restava dell’edificio venne fatto esplodere dal proprietario. Questo attentato servì a risvegliare la coscienza dei responsabili del patrimonio artistico francese, che iniziarono la ristrutturazione delle Saline. La prima fase dei lavori terminò nel 1940. La seconda fase coincise con il concorso di 18 diversi progetti di utilizzo degli edifici: vinse “Centro del Futuro”, concepito come un luogo di incontro in cui articolare riflessioni e idee di progettazione orientate verso il futuro.

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