Stonehenge, monumenti megalitici

I monumenti megalitici di Stonehenge, Avebury e località vicine sono Pattimoni dell’Umanità UNESCO dal 1986. Parlare di Stonehenge significa parlare di un mito antico e universale. Nel corso dei secoli il mistero delle sue origini ha ispirato le interpretazioni più disparate, dalla magia alla fantascienza. A ogni modo, l’esistenza nella regione di molti altri monumenti analoghi dimostra che non si tratta di un’opera isolata, ma bensì del frutto maturo di una cultura o di una successione di culture fiorite nell’Occidente europeo agli albori della storia.

Cinquemila anni fa, la Gran Bretagna del sud era già densamente abitata, anche se non sappiamo precisamente chi fossero e da dove arrivassero i suoi abitanti. Probabilmente erano giunti dal continente in diverse ondate: forse i primi erano arrivati seguendo i banchi di mammut e renne, quando ancora non si era formato il Canale della Manica.
Anche dopo essere stata isolata dal Vecchio Continente, la Britannia non fu mai un luogo così remoto e isolato come pensavano i Romani. Le condizioni favorevoli per la caccia, per la pastorizia e per lo sfruttamento minerario attirarono gli uomini del Paleolitico, del Neolitico e dell’Età del Ferro. Questi primi abitanti autoctoni, però, non interruppero mai completamente le relazioni con il continente, dal quale mutuarono le numerose influenze riscontrabili nei loro monumenti. Segni di queste antiche culture – cerchi di enormi pietre verticali, tumuli funerari e resti di costruzioni – sono abbondanti nella contea del Wiltshire.

Nel 1130 Enrico di Huntingdon definiva Stonehenge “una delle quattro meraviglie della Britannia”. Nel XVII secolo l’architetto Inigo Jones intraprese una prima campagna di scavi a Stonehenge, senza alcun dubbio il più conosciuto di questi monumenti, mentre il suo contemporaneo John Aubrey ipotizzò che il sito fosse un tempio di druidi celti. Questa versione prevalse per lungo tempo.
Nei sec. XVIII e XIX i grandi collezionisti d’antichità finanziarono nuove campagne di ricerca: molti alti complessi preistorici vennero scavati, usando metodologie scarsamente scientifiche. Solo alla fine del XIX sec., con l’affermarsi dei moderni metodi di ricerca archeologica, Stonehenge divenne oggetto di seri studi scientifici.

La più antica costruzione di Stonehenge è un terrapiano circolare di 97,5 metri di diametro, eretto intorno al 3100 a.C., in epoca neolitica. Risale alla prima delle tre fasi in cui gli archeologi dividono la storia del sito: ad essa appartengono anche le Aubrey Stones, l’anello di 56 buche che circonda il perimetro interno del terrapieno, e le quattro Station Stones, che furono collocate astronomicamente in base al sorgere del sole nel solstizio d’estate. Tutto questo implica che il monumento possedesse una funzione rituale o forse di calendario.
Alla fine del terzo millennio comincia la seconda fase con l’ampliamento dell’ingresso al terrapieno tramite un viale di 500 metri, che conduceva alla Heel Stone. All’entrata del complesso vennero innalzati diversi monoliti di arenaria di Sarsen, una cava situata a circa 45 km da Stonehenge, mentre all’interno vennero disposti due semicerchi paralleli di pietre azzurre (doleriti) provenienti dalle Prescelly Hills, nel sud-ovest del Galles. Queste colline distano quasi 200 km e il trasporto delle pietre costituisce un’impresa a dir poco sorprendente soprattutto se si considera che i costruttori di Stonehenge II non conoscevano né la ruota né i metalli. Ma questa fase non venne portata a termine.

Agli inizi del secondo millennio il complesso fu interamente rimodellato secondo un progeto ben più grandioso che includeva un cerchio principale di 30 menhir, collegati da architravi continui, fissati ai pilastri con sapienti incastri, e un altro cerchio interno formato da 5 triliti (due pilastri collegati in alto da un architrave) disposti a ferro di cavallo.
Gli autori di questa nuova fase erano gli uomini della civiltà del Wessex, fiorita all’inizio dell’Età del Bronzo. Ottimi navigatori, mantenevano contatti commerciali con i Greci, dai quali impararono le tecniche impiegate nell’edificazione delle muraglie e delle tombe ciclopiche dell’antica Micene. Risulta evidente che la società che aveva eretto Stonehenge III era popolosa e gerarchizzata, considerato che solo un’enorme disponibilità di manodopera e una grande organizzazione possono spiegare la riuscita di un’impresa così impegnativa.

Il complesso di Avebury

Molti altri monumenti situati nei dintorni di Stonehenge evidenziano la vitalità della regione durante l’epoca neolitica e la prima Età del Bronzo. Il monumento più primitivoè quello chiamato Ballo di Robin Hood, un complesso di due terrapieni circolari databile tra il 4000 e il 3000 a.C.
Al terzo millennio appartengono i resti di due edifici circolari circondati da un terrapieno di 470 metri di diametro a Durrington Walls, il complesso di Woodhenge, costituito da 6 cerchi concentrici di pali di legno intorno alla tomba di un bambino, e il Cursus, un allineamento di terrapieni con fossati che si estende per quasi 3 km.

Nel Wiltshire si trova anche l’Avebury Circle, che rappresenta il nucleo del maggior complesso cerimoniale neolitico d’Europa, anche se il suo precario stato di conservazione ha reso impossibile ricostruirne interamente la struttura. Sembra risalire alla seconda metà del terzo millennio e comprende un terrapieno con fossato che racchiude una superficie di 11,5 ettari, occupata da un anello esterno di pietre e da due interni più piccoli. Due delle quattro entrate che consentono l’accesso al terrapieno si prolungano su viali fiancheggiati da grandi monoliti. Quello di Beckhampton è scomparso quasi completamente, mentre quello di West Kennet (a sud) è stato parzialmente ricostruito. Si estende per 2,4 km, formando un sentiero cerimoniale che conduce alla collina di Overton, dove si erge il Santuario, una struttura in pietra e legno adibita ai riti funebri.

Le tracce più antiche dell’Avebury Circle sembrano essere quelle di Windmill Hill, dove sono stati scoperti tre fossati concetrici databili intorno al 3700 a.C. Mille anni dopo venne eretta Silbury Hill, la più grande collina artificiale della storia del Vecchio Continente, la cui costruzione richiese 250 mila metri cubi di terra e pietre.
Il complesso finisce con il tumulo di West Kennet, la più grande tomba collettiva a cupola del sud dell’Inghilterra.

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