Segovia, città vecchia e acquedotto

La città vecchia e l’acquedotto di Segovia sono Patrimoni dell’Umanità UNESCO dal 1985. L’imponente acquedotto che attraversa la città spagnola, grandiosa realizzazione che risale ai tempi dell’imperatore Claudio, è uno dei monumenti romani più importanti di tutta la penisola iberica. E’ inoltre una delle costruzioni del genere meglio consevate, oltre ad essere ancora perfettamente funzionante. La città vecchia di Segovia è per di più caratterizzata da una posizione spettacolare in cima a uno sperone roccioso e da diversi edifici di epoca medievale.

La posizione geografica di Segovia ha sempre condizionato le sue vicissitudine. La città si apre a sud sui depositi appuvionali del fiume Clamores, mentre a settentrione è chiusa da uno scosceso spuntone roccioso isolato fra i solchi vallivi dei fiumi Clamores ed Eresma, luogo ideale per edificare una fortezza. La visita di Segovia consente, quindi, di fare un percorso attraverso un migliaio di anni di storia.
Gli acquedotti sono il simbolo più evidente della civiltà romana, ma poche di quste opere sono sopravvissute fino ai giorni nostri, e ancora meno sono quelle che ci sono conservate funzionanti. In Spagna Merida, Tarragona e Segovia vantano vestigia dei loro acquedotti romani, ma solo in quello di Segovia l’acqua non ha praticamente mai smesso di correre fin dai tempi della sua costruzione (intorno al 50 d.C.). Al fine di portare l’acqua a Segovia del Rio Acebeda era necessaria una canalizzazione lunga 18 km che, nel tratto finale, doveva riuscire ad attraversare la valle del fime Clamores, dove si innalza il contrafforte roccioso sul quale sorge la città. Ma gli ingegneri romani, a quell’epoca, avevano raggiunta una tale perfezione tecnica da non fermarsi davanti a nessuno ostacolo.
La soluzione che trovarono è superba: due arcate sovrapposte sostenute da 128 piloni che raggiungono quasi 30 metri di altezza si estendono da un lato all’altro dell’avvallamento, con una lunghezza complessiva di 813 metri. Per sostenere questo enorme insieme di pietre non venne utilzzato nemmeno un grammo di malta o calce.
Dopo molti secoli di abbandono, nel 1484, l’acquedotto venne restaurato per volere dei Re Cattolici. Le immagini della Madonna e San Sebastiano, collocate in nicchie, appartengono a questo periodo.
Un nuovo restuaro si ebbe tra il 1929 e il 1930.

La magnificenza dell’acquedotto e il privilegio di coniare una moneta propria testimoniano l’importanza di Segovia nell’ambito dell’Hispania romana.
Dopo la caduta dell’Impero, Segovia fu dominata dai visigoti e dagli arabi; furono anni di appannamento per la città, fino al 1085 quando venne riconquistata Toledo e risultò necessario proteggere le retrovie, fortificando e ripopolando le terre del versante nord della Sierra. Sorse così l’Alcazar di Segovia, abbarbicata sulla contrafforte che chiude la città a nord-ovest; in quello stesso luogo esisteva una fortezza araba. I resti più antichi conservati fino ad oggi sono due bifore romaniche con dipinti moreschi (XIII secolo).
Successivamente, quando la frontiera si spostò più a sud e diminuì il bisogno di difesa, la fortezza venne trasformata in un sontuoso palazzo che divenne la residenza favorita dei sovrani della Casa di Trastamara.
Nel XV secolo Giovanni II e il figlio Enrico IV trsformarono il vecchio edificio romanico dotandolo di lussuose sale con soffitti a cassettoni in stile mudejar e di una torre decoarat con gli esgafiados (caratteristici arabeschi segoviani).
Isabella la Cattolica vi abitava regolarmente e proprio dall’Alcazar uscì trionfalmente per essere incoronata nella vicina chiesa di San Miguel. Il matrimonio tra Filippo II e Anna d’Austria lasciò la sua impronta nei tetti appuntiti di ardesia e nel cortile, nel quale sono riecheggiati i motivi dell’architettura alpina.

Alcazar

L’insieme di fortificazioni che proteggevano la Segovia medievale era completato dalle mura, delle quali restano alcuni tratti e tre porte.
Vicino all’Alcazar si edificò la prima cattedrale, distrutta tra il XIV e XV sec. Carlo V ne ordinò la ricostruzione nella posizione attuale, conservando dell’antica chiesa solo il chiostro. Iniziati nel 1525, i lavori proseguirono fino al XVIII sec. Pinnacoli, balaustre intagliate, archi rampanti alleggeriscono la pesantezza della pietra, mentre tre navate con volte a crociera conferiscono allo spazio interno quell’agilità tipica del gotico fiorito.

Cattedrale

Intorno a questi tre monumenti si è sviluppata la città vecchia di Segovia, con il labirinto di stradine dell’antico ghetto ebraico, le solide case di pietra del quartiere delle Canonijas, le caseforti (torri dei Lozoya e degli Aria Davila) e i palazzi dei nobili, come la Casa de los Picos. Tra le chiese citiamo quella di San Millan e quella di San Justo.
Una menzione speciale la merita la chiesa della Vera Cruz, costruita dai Templari nel XIII secolo. Appartata dalla città, presenta una pianta a 12 lati ispirata alle chiese del Nord Italia. Verso il tramonto, in particolare quando le cime della Sierra sono innevate, vi si gode la più bella vista di Segovia, uno straordinario panorama che va dal contrafforte dell’Alcazar alla valle dove si perde l’acquedotto.

Vera Cruz

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