Foresta di Białowieża

La foresta di Białowieża e la Belovezhskaya Pushcha sono rispettivamente Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1979 e dal 1992. Si tratta di una delle più estese aree naturalistiche dell’Europa ed è divisa fra Polonia e Bielorussia; conserva intatta una vasta foresta mai danneggiata dall’intervento dell’uomo. Proprio per questo motivo venne scelta per la salvezza dell’ultima popolazione del bisonte europeo.

Il Parco Nazionale di Belovezhskaya Pushcha venne creato nel 1991 dal governo bielorusso sugli 876 mila ettari di territorio sottratti a un’antica riserva di caccia. Il contiguo Parco Nazionale di Białowieża, istituito nel 1947, appartiene invece alla Polonia e si estende per oltre 5 mila ettari. Il territorio protetto occupa la zona che fa da spartiacque fra i fiumi che affluiscono al Mar Baltico e al Mar Nero.
La vasta area naturalistica è interamente occupata da un immenso bosco di pianura, uno degli ultimi rimasti delle foreste che nell’antichità ricoprivano gran parte dell’Europa centrale. Il terreno è costituito da un insieme di sabbie e argilla e, nel bacino del fiume Hmnzha, da materiale di deposito fluviale. Il suolo è profondo, con drenaggio regolare, fattore che favorisce la formazione di zone paludose e la comparsa del tipico colore ocra che contraddistingue la zona.
Il clima dell’area è caratterizzato da precipitazioni medie annue che si aggirano intorno ai 600 mm, mentre le temperature medie mensili variano dai -4° al 17°C.
Il bosco di pianura presenta una grande varietà botanica: 953 specie di fanerogame, 37 di felci, 254 di muschi, 200 di lichei e oltre 1000 di funghi. Sono presenti, inoltre, abeti rossi, tigli, bagolari, salici, betulle e pini silvestri.

Il bisonte europeo

Il bisonte europeo, nel passato, era diffuso in gran numero in tutto il Vecchio Continente, fatta eccezione per le zone più meridionali. Si sono, infatti, trovate testimonianze della presenza di questo possente animale sin dagli albori di molte culture europee. Lo si trova raffigurato ad Altamira e a Lascaux; Aristotele lo ha descritto fedelmente a Peonia, l’attuale Bulgaria, mentre Plinio il Vecchio lo considerava autoctono della Germania.
La rapida estinzione della specie, provocata dal disboscamento della foresta e dalla caccia incontrollata, ebbe come conseguenza che, già dall’inizio della prima guerra mondiale, sopravvivevano solo due popolazioni silvestri di bisonti, localizzate nel Caucaso e nei boschi di Białowieża. Nel 1919 si estinse la popolazione caucasica.
Gli animali che vivevano a Białowieża ebbero un destino analogo: nel 1910, una setticemia emorragica causò la morte di 42 esemplari; i sopravvissuti rimasero uccisi durante la guerra. Il bisonte selvatico era scomparso.
Per fortuna, in alcuni giardini zoologici europei sopravvivevano cinque mandrie di bisonti in cattività, dono degli zar. Nel 1923 si costituì la Società Europea per la Protezione del Bisonte che 5 anni più tardi introdusse in un recinto di Białowieża alcuni esemplari provenienti dalla Svezia. Nel 1949 vivevano nella foresta già 49 esemplari; quindici anni più tardi c’era un’intera mandria e nel 1976 si contavano 1600 bisonti europei. Una cifra che poneva fine al pericolo di estinzione.

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